Alla Camera il convegno internazionale su Angelo Messedaglia, il più grande economista italiano dell'800
Mercoledì 28 settembre Angelo Messedaglia verrà ricordato a Roma con un convegno internazionale a 120 anni dalla morte. Il più grande economista italiano dell’800 verrà infatti raccontato nella sua poliedrica figura, non solo come uno dei più influenti economisti italiani nel mondo, ma anche come Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, parlamentare, statistico e propugnatore delle basi economiche e sociali del credito popolare.
Alla Camera dei deputati (Auletta dei Gruppi) a partire dalle ore 10 (ingresso libero) Messedaglia verrà ricordato con interventi, tra gli altri di Alberto Quadrio Curzio (Accademia dei Lincei), Carlo Fratta Pasini (Fondazione Cattolica), Sergio Noto (Università di Verona), Ryan Walter (University of Queensland, Australia).
Come scrive il professor Sergio Noto nella prefazione del libro “La scienza come dovere civile” – che contiene due scritti del Messedaglia e viene pubblicato e distribuito per l’occasione – “le idee di Angelo Messedaglia (Villafranca di Verona, 2 novembre 1820 – Roma, 5 aprile 1901) restano di una straordinaria, quanto sottovalutata attualità. Economista, statistico, parlamentare, eruditissimo uomo di scienza, con la sua vita e le sue opere lasciò una traccia profondissima nella storia italiana. Autorità indiscussa e indiscutibile in Italia e all’estero ai suoi tempi, unanimemente ritenuto il fondatore della scienza statistica accademica in Italia, ancor oggi si erge grande tra i grandi, per un insuperato insegnamento metodologico ed epistemologico applicato all’economia. Primo, autentico ed esemplare sostenitore dell’utilizzo del metodo matematico alle scienze sociali, ebbe tuttavia chiarissimi i limiti, oltre che i pregi, di una teoria economica espressa in formule matematiche. Infatti, mentre già nella prima metà del XIX secolo dimostrò che il metodo matematico avrebbe consentito all’economia di conseguire risultati insperati, simultaneamente insegnò che l’estensione acritica di quest’ultimo alla descrizione di ogni fenomeno, sarebbe stata la negazione stessa del valore scientifico. Quanto sia ancor oggi tragicamente attuale questo insegnamento - il richiamo alla necessità di un confronto permanente tra i modelli teorici e la realtà effettiva dei fenomeni economici, in cui alla fine è la teoria a doversi conformare ai fatti e non il contrario - è sotto gli occhi di tutti. Anche in virtù del suo approccio globale e sovranazionale alla ricerca scientifica, il primato della sua metodologia fu riconosciuto universalmente e gli guadagnò fama e riconoscimenti ben oltre i confini nazionali. Notissimo tra i maggiori economisti del tempo, ossequiato come studioso, fu chiamato a ricoprire prestigiosi incarichi in ognuno degli ambiti in cui operò, alla luce di un prestigio internazionale espresso dai più illustri tra i suoi colleghi europei, contemporanei (Menger, Walras, Jevons etc.) e postumi (Schumpeter, Pareto). Per Messedaglia la vera scienza è solo ciò che contribuisce al miglioramento concreto della vita delle persone e della società legittimamente organizzata, e chi vuole essere un buono scienziato deve sapere e ricordare di essere prima di ogni altra cosa un buon cittadino: «la scienza non è soltanto il vostro compito professionale; essa è altresì il debito vostro di patria».”
Messedaglia fu anche un politico di prima grandezza, ed è per questo che lo si ricorda alla Camera. Sedette infatti in Parlamento come deputato del Regno tra il 1866 e il 1882. Fu quindi eletto senatore nel 1884 (XV legislatura) e lo restò fino alla fine dei suoi giorni. In campo politico governativo, a Roma, fu molto apprezzato per le sue competenze specifiche in materia giuridica, tributaria e statistica per le quali gli fu anche chiesto di ricoprire la carica di ministro, che rifiutò per il suo temperamento schivo e più incline all’approfondimento degli studi. Da ricordare la sua legge dedicata alla perequazione catastale, dopo l’unione del Paese.
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