Ecco il progetto regionale per l’“umanizzazione delle cure e dell’assistenza agli anziani” costretti a trascorrere gli ultimi anni di vita in case di riposo o rsa. Nasce a Viterbo, nell’ambito della campagna contro la violenza promossa dalla Asl, l'iniziativa che ha come obiettivo quello di mettere in campo azioni in grado di prevenire e reprimere gli abusi (maltrattamenti sia fisici che psicologici), ovvero diffondere una rinnovata cultura del rispetto delle persone in condizioni di fragilità. Quattro i principali campi di intervento che saranno approfonditi da un tavolo tecnico, composto da rappresentanti della sanità pubblica e privata, con il compito di predisporre un protocollo da presentare il 15 giugno, giornata mondiale, appunto, contro gli abusi sugli anziani: la formazione del personale; la continuità assistenziale (accade spesso che l’anziano venga seguito da una molteplicità di figure, dovendo così, ogni volta, rinunciare al rapporto affettivo che instaura con ognuna di esse); i controlli da parte dei vertici delle case di riposo e soprattutto del sistema sanitario pubblico, da affidare a personale esperto, capace di cogliere subito eventuali sofferenze frutto di abusi; e infine la qualità delle strutture residenziali, dove sovente (soprattutto nelle case di riposo gestite alla buona da piccoli Comuni o aziende familiari) vengono a mancare i requisiti minimi di comfort e privacy: frequenti i casi di 6 o 7 persone ospitate in mini appartamenti senza alcun tipo di assistenza.
Di tutto ciò si è parlato ieri durante la prima tappa del progetto, presentato alla Asl in una conferenza, presieduta dal direttore generale Daniela Donetti, a cui hanno partecipato tra gli altri Antonio Vallone, presidente di Confindustria Sanità, Michele Bellomo, presidente di Aris (sanità religiosa), Mauro Casanatta, presidente di Aiop, Antonio Mastromattei, responsabile Area integrata rete del territorio, e Maria Pia Garavaglia, presidente degli Istituti superiori di studi sanitari. “Ci aspetta un lavoro importante - ha detto Donetti -. Sappiamo che per combattere questi fenomeni bisogna essere profondamente preparati: bisogna quindi mettere in campo, partendo dalle professionalità presenti oggi in questa sede, un team che selezioni le azioni migliori per individuare le competenze che servono per riconoscere all’istante qualsiasi tipo di vulnerabilità e sopraffazione (abusi fisici e psicologici, incuria, finanche abusi economici)”. Antonio Vallone ha posto l’attenzione sulla necessità di potenziare (oltre che formare) il personale, rivedendo l’intero sistema delle rsa e case di riposo. Esigenza già espressa al Governo con una lettera di 12 associazioni. Quindi, ha aggiunto, “regolamentazione delle strutture affidate ai Comuni; inserimento dell’anziano nel tessuto sociale attraverso laboratori e attività ricreative; formazione del personale e implementazione delle retribuzioni per arginare l’eccessivo ricambio degli operatori, che fa venir meno il principio di continuità assistenziale (il rapporto affettivo con il paziente)”. D’accordo su questa linea Aiop e Aris. La Regione (Antonio Mastromattei), riconoscendo che il mondo delle case di riposo al momento è effettivamente privo di tutti quei rigidi controlli assicurati in altri ambiti (ad esempio gli ospedali), ha assicurato il massimo sostegno all’iniziativa, che da Viterbo sarà estesa a tutto il Lazio: “E’ questa la vera sfida del millennio”.
Sulla sua stessa lunghezza d’onda l’ex ministro Maria Pia Garavaglia, collegata on line: “Finora - ha affermato - sono mancati i controlli, motivo per cui il settore è diventato terreno di speculazione. Il problema è che non tutti possono erogare assistenza, servono le competenze”. Ergo, “vanno regolamentati gli accreditamenti, che non possono essere più dati a chiunque, e per sempre”.
