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Luigi Mangione, la strategia del "killer dei ceo": ecco perché ha confessato

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Foto: LaPresse

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La scelta di Luigi Mangione di dichiararsi colpevole davanti alla giustizia federale per l'omicidio dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson sembra inserirsi in una precisa strategia difensiva: evitare due processi e, soprattutto, scongiurare il rischio di due condanne consecutive. La decisione arriva dopo un precedente tentativo di raggiungere un accordo con i procuratori federali, fallito a giugno. Saltato il patteggiamento, e con la confessione in sede federale, i legali di Mangione hanno chiesto l'archiviazione del procedimento statale per il principio del double jeopardy, sostenendo che il loro assistito non possa essere punito due volte per la stessa condotta. Lo riporta la Cnn. Si tratta del principio del ne bis in idem, ossia il divieto di doppia incriminazione: non si può essere giudicati due volte per lo stesso reato. 

Se la richiesta venisse accolta, la difesa potrebbe concentrarsi sul procedimento federale e cercare di ottenere una pena inferiore all'ergastolo, che i procuratori intendono chiedere. Le linee guida federali indicano una pena compresa tra 24 e 30 anni di carcere, ma la decisione finale spetterà al giudice. 

La strategia del giovane di origini italiani, diventato un idolo della sinistra estremista negli Usa e non solo, emerge a poche settimane dall'inizio del processo statale. Mangione ha ammesso in aula di aver pedinato e ucciso Thompson, mentre gli investigatori dispongono di numerose prove, tra cui immagini dell'omicidio, Dna e impronte, testimonianze e l'arma che secondo gli inquirenti sarebbe stata utilizzata per il delitto. La giudice Margaret Garnett ha fissato la sentenza per Mangione al 18 dicembre. 

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