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Hormuz, l'Iran: "Decideremo noi e l'Oman a quali condizioni riaprirà"

Foto:  Ansa 

Andrea Riccardi
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L'ambasciatore iraniano in Russia, Kazem Jalali, ha dichiarato che il futuro dello Stretto di Hormuz sarà deciso da Teheran e Mascate, la capitale dell'Oman. Il paese che si trova sull'altra sponda del Golfo Persico là dove, appunto, si restringe. "Hormuz verrà riaperto, ma a nuove condizioni", ha sottolineato Jalali in un'intervista al quotidiano russo Izvestia. "E queste nuove condizioni saranno determinate dalle autorità iraniane e omanite. Questi sono i temi attualmente in discussione. Vedremo e capiremo in futuro cosa accadrà a questo stretto". L'Iran ha insistito sul fatto che continuerà a esercitare il controllo sulla navigazione come parte di qualsiasi accordo duraturo con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra, una posizione che Washington respinge. L'amministrazione Trump ha inoltre respinto la proposta di Teheran di imporre un pedaggio di transito alle navi, insistendo sul fatto che il passaggio debba rimanere libero e gratuito. La scorsa settimana il presidente americano ha minacciato di "far saltare in aria" l'Oman se si fosse schierato con l'Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz.  Muscat afferma di aver negoziato con l'Iran solo su un quadro che rispetta il ​​diritto internazionale.

Intanto il blocco navale messo in atto dagli Usa ha privato l'Iran di quasi sei miliardi di dollari di entrate derivanti dalla vendita di petrolio. Teheran esporta meno di un sesto del petrolio che esportava prima dell'inizio della guerra. Il blocco dei porti iraniani, avviato da Washington il 13 aprile scorso, punta a fare pressione sull'Iran affinché accetti le condizioni degli Usa per un accordo di pace. Teheran ha condannato la mossa definendola illegale e ha descritto il sequestro delle navi da parte degli Stati Uniti intorno ai suoi porti come un "atto di pirateria". L'intervento americano è giunto dopo che l'Iran ha chiuso Hormuz alle navi provenienti dalla maggior parte dei paesi a causa dela guerra. Questo stretto braccio di mare è la principale via di accesso al Golfo dall'Oceano Indiano. Di qui passa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas.


L'interruzione ha fatto impennare i prezzi dell'energia e dei carburanti e ha drasticamente ridotto le esportazioni dei principali produttori del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Durante quel periodo, tuttavia, l'Iran è stato in gran parte in grado di continuare a esportare il proprio petrolio. Con un minor numero di concorrenti in grado di trasportare merci attraverso lo stretto, le esportazioni iraniane sono rimaste consistenti per tutto marzo e parte di aprile, mentre i prezzi più elevati del petrolio hanno incrementato le entrate. Ma la situazione è cambiata da quando gli Stati Uniti hanno iniziato il blocco dei porti iraniani.  Secondo i dati della società di intelligence commerciale Kpler, le esportazioni iraniane di petrolio greggio e condensati sono crollate da 2 milioni di barili al giorno a meno di 300 mila a maggio.

Utilizzando una stima prudente del prezzo di 90 dollari al barile, le esportazioni di 300 mila barili al giorno genererebbero circa 27 milioni di dollari di entrate giornaliere, ovvero circa 837 milioni di dollari nel corso del mese di maggio. Si tratta di un calo drastico rispetto all'inizio dell'anno. A marzo, quando le esportazioni si attestavano in media a 1,84 milioni di barili al giorno, l'Iran guadagnava 165,6 milioni di dollari ogni 23 ore, ovvero 5,13 miliardi di dollari al mese. Ad aprile, le esportazioni hanno raggiunto una media di 1,34 milioni di barili al giorno ovvero 3,62 miliardi di dollari nel corso del mese. Secondo i dati di Lloyd's List, le entrate petrolifere dell'Iran a maggio sono state inferiori dell'84% rispetto a quelle di marzo. E l'Iran ha perso 5,8 miliardi di dollari tra aprile e maggio.

A causa del blocco statunitense Teheran è costretta a immagazzinare il greggio che non riesce a vendere. Gran parte di queste scorte si trova su petroliere in mare. Circa 147 milioni di barili di greggio e condensato sono attualmente stoccati in depositi galleggianti. Di questo totale, 67 milioni di barili sono bloccati nel Golfo Persico e nel Golfo dell'Oman, impossibilitati a superare la "barriera" dispiegata americana.

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