Iran-Usa, negozianti sul nucleare ancora incerti e si apre scontro sui Mondiali di calcio
La trattativa tra Iran e Stati Uniti continua a svilupparsi in un clima di cauta interlocuzione diplomatica e crescente contrapposizione politica, riflettendo la profondità delle divergenze strategiche che ancora separano Washington e Teheran. Se da un lato la Repubblica islamica riconosce che i colloqui hanno consentito di avvicinare le posizioni su diversi aspetti tecnici del dossier nucleare, dall'altro entrambe le parti lasciano intendere che la distanza politica necessaria per una vera intesa è tutt'altro che colmata. Il quadro complessivo che emerge è quello di una trattativa condizionata dalla pressione politica interna americana, dalle persistenti diffidenze iraniane e dall'assenza di un meccanismo stabile di garanzia reciproca. Dietro la diplomazia ufficiale continua infatti a emergere il vero nodo del confronto: la difficoltà di costruire un'intesa duratura. A fare il punto sulla trattativa è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, che durante il briefing settimanale con la stampa ha dichiarato che "è corretto affermare che siamo giunti a conclusioni condivise su una parte significativa delle questioni in discussione", precisando tuttavia che "sostenere che la firma di un accordo sia imminente sarebbe inesatto". Le parole del diplomatico iraniano confermano che il dialogo prosegue, ma anche che le questioni più sensibili - dall'alleggerimento delle sanzioni internazionali alle garanzie sulla durata dell'intesa, fino ai limiti sull'arricchimento dell'uranio - restano aperte.
A irrigidire la situazione anche l'intervento del presidente americano Donald Trump, che con un post su Truth Social ha escluso qualsiasi possibilità di ripristinare un'intesa simile al Joint Comprehensive Plan of Action siglato nel 2015. "L'accordo con l'Iran sarà grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo", ha scritto Trump, definendo il precedente patto negoziato all'epoca della presidenza di Barack Obama "un disastro" e accusandolo di aver creato "un percorso diretto verso un'arma nucleare iraniana". Il Capo della Casa Bianca ha quindi ribadito: "Io non faccio accordi del genere", lasciando intendere che Washington intende sostenere condizioni molto più restrittive e politicamente vincolanti rispetto al quadro precedente. Teheran insiste inoltre nel riaffermare il proprio ruolo nella sicurezza marittima regionale. Baqaei ha precisato che le tariffe applicate al traffico navale nello Stretto di Hormuz "non rappresentano pedaggi", bensì compensazioni necessarie per i "servizi di navigazione e le misure di protezione ambientale" nel Golfo Persico e nel Mar d'Oman. Una puntualizzazione che assume particolare rilievo nel momento in cui le rotte energetiche del Medio Oriente tornano al centro delle tensioni strategiche globali.
Ma non c'è solo la dimensione nucleare: Teheran ha aperto un ulteriore fronte diplomatico legato alla partecipazione della propria nazionale ai 2026 Fifa World Cup, che si disputeranno tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il ministero degli Esteri iraniano ha sottolineato che gli Stati Uniti, in qualità di Paese ospitante, "hanno il dovere di garantire tutte le condizioni necessarie affinché la squadra nazionale iraniana possa partecipare senza ostacoli". La precisazione arriva dopo le indiscrezioni secondo cui la federazione calcistica iraniana avrebbe deciso di trasferire il ritiro preparatorio dagli Usa a Tijuana, in Messico ma vicino al confine con gli States, nel tentativo di evitare eventuali difficoltà legate al rilascio dei visti.
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