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Crans-Montana, svaniti nel nulla i soldi del concerto di beneficenza. L'illusione sui 150mila franchi

Foto: Lapresse

Ignazio Riccio
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A due mesi di distanza, i soldi non sarebbero mai arrivati. O almeno, non a chi avrebbero dovuto. È questo il cuore di una vicenda che rischia di trasformarsi in un caso giudiziario oltre che morale: i proventi del concerto di beneficenza organizzato il 22 aprile scorso alla Salle Métropole di Losanna, in memoria delle vittime della tragedia di Crans-Montana, sembrano essere svaniti nel nulla, lasciando dietro di sé un groviglio di versioni discordanti, numeri che non quadrano e silenzi difficili da giustificare. L'evento, intitolato “Aux cœurs de Crans”, era stato concepito come un grande gesto collettivo di vicinanza verso le famiglie colpite dalla tragedia. La Salle Métropole di Losanna aveva aperto le sue porte a oltre duemila spettatori, molti dei quali figure di spicco della società civile elvetica, disposti a pagare biglietti tutt'altro che simbolici: il prezzo variava tra i 90 e i 109 franchi svizzeri a seconda della posizione in platea. Una cifra significativa, che il pubblico aveva accettato senza esitazioni, mosso dalla consapevolezza di contribuire a qualcosa di concreto: aiutare chi, sopravvissuto alla tragedia, si trovava a dover affrontare percorsi di cura lunghi e costosissimi, e sostenere i familiari di chi invece non ce l'aveva fatta. Sul palco si erano alternati artisti che avevano rinunciato volontariamente a qualsiasi compenso. Tra loro, il cantautore italiano Riccardo Cocciante - voce inconfondibile di una carriera lunga decenni - e Gjon's Tears, il giovane artista svizzero-kosovaro diventato celebre grazie all'Eurovision Song Contest e amatissimo nel mondo francofono. Una lineup di tutto rispetto, costruita attorno a un principio semplice: nessun cachet, tutto il ricavato alle famiglie.

 

 

Secondo le stime iniziali, quella serata avrebbe fruttato circa 150mila franchi svizzeri. Una somma considerevole, raccolta grazie alla generosità del pubblico e alla disponibilità gratuita degli artisti. Poi, il silenzio. Le famiglie delle vittime, che avrebbero dovuto essere i destinatari naturali di quei fondi, hanno cominciato a chiedersi dove fossero finiti i soldi. La risposta, per settimane, non è arrivata. Nessun versamento, nessuna comunicazione ufficiale, nessuna rendicontazione pubblica. A rompere l'omertà è stata un'inchiesta giornalistica del quotidiano svizzero “Tages-Anzeiger”, che ha ricostruito la vicenda sollevando interrogativi precisi sulla gestione della raccolta fondi. Secondo quanto emerso, l'associazione indicata come beneficiaria ufficiale dell'evento presenterebbe profili quantomeno anomali: non risulterebbe regolarmente registrata secondo le norme vigenti in Svizzera, e non disporrebbe nemmeno di un recapito telefonico verificabile attraverso i canali ordinari. Elementi che, in un contesto di totale assenza di trasparenza, hanno ulteriormente alimentato i sospetti. L'associazione ha poi rotto il silenzio, comunicando che il denaro sarebbe stato trasferito il 6 maggio scorso. Una dichiarazione che, però, ha sollevato più domande di quante ne abbia risolte: nessuna indicazione sull'importo effettivamente trasferito, nessuna spiegazione sulle modalità con cui quei fondi raggiungeranno concretamente le famiglie, nessun documento a supporto. Parole, insomma, prive di riscontri.

 

 

Il quadro si è complicato ulteriormente quando si sono messe a confronto le dichiarazioni dei diversi soggetti coinvolti. Come riporta Il Messaggero, che ha contattato direttamente uno degli organizzatori del concerto, la versione ufficiale è che i versamenti siano stati effettuati in maniera regolare. Ma lo stesso organizzatore ha smentito la cifra di 150mila franchi circolata nelle prime settimane, sostenendo che la somma raccolta sarebbe stata sensibilmente più bassa. Non viene però fornita alcuna cifra alternativa, il che rende impossibile qualsiasi verifica indipendente. Il risultato è un groviglio di affermazioni contrastanti in cui nessuno sembra disposto - o in grado - di fornire dati certi: né l'importo totale raccolto quella sera, né a quanto ammontino i fondi effettivamente trasferiti, né chi li abbia ricevuti e quando. Una nebbia fitta che, a distanza di due mesi da un evento pubblico a cui hanno assistito oltre duemila persone, appare quanto meno difficile da giustificare. Sullo sfondo di questa storia rimangono loro: le famiglie delle vittime. Persone che hanno già attraversato il dolore più profondo e che si trovano ora a fare i conti con un'ulteriore delusione. Quello che doveva essere un segnale tangibile di solidarietà collettiva rischia di trasformarsi nell'ennesima ferita, in un capitolo amaro aggiunto a una vicenda già segnata dalla tragedia. Le autorità svizzere non hanno ancora avviato accertamenti ufficiali sulla questione, ma la pressione dell'opinione pubblica - amplificata dall'inchiesta del “Tages-Anzeiger” e dalla copertura internazionale della vicenda - sembra destinata a crescere. In attesa di risposte che tardano ad arrivare, restano sul tavolo domande elementari che chiunque abbia partecipato a quell'evento ha tutto il diritto di porre: dove sono finiti quei soldi? E quando arriveranno a chi ne ha davvero bisogno?

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