Iran, Pezeshkian scrive al Papa. E l'Italia invia due cacciamine verso Hormuz
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto a Papa Leone XIV una lettera in cui ha esortato le nazioni a contrastare le richieste illegali degli Stati Uniti. Lo riporta l'agenzia di stampa Mehr spiegando che nella lettera Pezeshkian ha affermato che l'aggressione da parte di Stati Uniti e Israele, lanciata il 28 febbraio scorso, ha portato all'assassinio dell'ayatollah Ali Khamenei, di alte figure politiche e militari e di 3.468 cittadini, con ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture. Atti che Pezeshkian ha definito crimini di guerra. Citando passi sia del Corano che della Bibbia che condannano l'arroganza, il Capo di Stato ha elogiato le "posizioni morali, logiche e giuste" del pontefice sull'attacco e ha affermato che l'intenzione del presidente americano Donald Trump di "distruggere la civiltà storica dell'Iran", rivela un'illusione di potere assoluto. Pezeshkian ha sottolineato che le diverse comunità religiose iraniane convivono pacificamente da secoli e che l'Iran non ha mai minacciato i suoi vicini. Nei giorni scorsi Leone XIV aveva chiesto la fine di tutte le guerre.
In Iran è in corso una tregua ma i colloqui per arrivare ad un accordo di pace sono in stallo. L'emittente israeliana Channel 12 riferisce che il presidente Usa dovrebbe riunire il team di consiglieri nelle prossime 24 ore per prendere una decisione definitiva sulla ripresa degli attacchi in Iran. Secondo un alto funzionario israeliano, citato da Channel 12, "la ripresa delle ostilità si avvicina" e Israele si sta preparando alla possibilità di "giorni o settimane di combattimenti". A suo avviso gli americani comprendono che i negoziati non stanno progredendo verso una svolta e a Gerusalemme stanno aspettando la decisione di Trump.
Nel frattempo l’Italia manda i cacciamine Crotone e Rimini verso Hormuz: le navi speciali possono contribuire a togliere gli ordigni disseminati nello Stretto e salvare il traffico globale di petrolio. Sono partiti da Augusta, in Sicilia, verso Gibuti in via precauzionale. Il loro compito è individuare e neutralizzare mine capaci di bloccare rotte strategiche. Lo aveva anticipato mercoledì in Parlamento il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Nel momento in cui dovesse aprirsi uno scenario di pace, alle unità navali dei Paesi alleati servirebbe quasi un mese di navigazione per raggiungere il Golfo. Per questo, in via precauzionale, stiamo predisponendo il posizionamento di due cacciamine in un’area più vicina allo Stretto di Hormuz”. La prima destinazione operativa è Gibuti, dove l’Italia dispone di una base militare strategica lungo una delle principali rotte marittime globali: il corridoio che collega il Mediterraneo al Golfo Persico e all’Asia attraverso il Canale di Suez. Data la velocità limitata delle due unità, il viaggio verso l’eventuale area operativa nel Golfo potrebbe richiedere un mese, comprese alcune soste tecniche lungo la navigazione.
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