Medio Oriente, braccio di ferro di Usa-Israele contro Iran-Hezbollah
L'Iran tenta una mossa per sbloccare lo stallo nei negoziati e presenta agli Stati Uniti, tramite mediatori pakistani, una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra. Ma gli Stati Uniti fanno sapere che i pedaggi sul Golfo persico e gli attacchi alle imbarcazioni costituiscono uno scenario "intollerabile". Ieri il presidente Trump ha escluso nuovi viaggi in Pakistan della delegazione, ma ha lasciato aperta la porta a Teheran: "Se vogliono parlare, possono venire da noi o chiamarci".
Intanto prosegue il tour diplomatico del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, volato oggi 27 aprile in Russia per incontrare il presidente Vladimir Putin a San Pietroburgo in un meeting di due ore. Presenti, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il consigliere presidenziale Yuri Ushakov. Un incontro che i due regimi dicono esser stato "utile" e incentrato sul lavoro per raggiungere "la pace".
Resta intanto fragile la tregua tra Israele e Libano, dove proseguono gli attacchi da entrambe le parti. Il capo di Hezbollah, Naim Qassem, ha ribadito il rifiuto di negoziati diretti con lo Stato ebraico, spiegando che sono "fuori discussione" e che l'organizzazione continuerà con il suo operato. "Non rinunceremo alle armi, e la difesa e le forze sul campo hanno dimostrato la nostra prontezza al confronto - ha aggiunto - Le autorità libanesi devono interrompere i negoziati diretti e perseguire la via dei negoziati indiretti".
Dura la risposta ministro della Difesa israeliano Katz, che accusa Hezbollah di "giocare con il fuoco". E il presidente israeliano Netanyahu ha aggiunto: "Ci sono ancora due grandi minacce provenienti dal Libano, da Hezbollah: la minaccia dei razzi e dei droni. A Hezbollah rimane circa il 10% dei missili".
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