Stretto di Hormuz, Meloni: "Italia pronta a schierare navi con sì del Parlamento"
L'Italia "è pronta a fare la sua parte" nell'iniziativa multinazionale per Hormuz anche schierando le proprie navi nello Stretto di Hormuz. "Chiaramente sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare", ha detto la premier Giorgia Meloni. Il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron con gli altri leader hanno annunciato congiuntamente da Parigi l’avvio dei preparativi per una missione internazionale volta a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, sottolineando la necessità di una riapertura "duratura e praticabile" della cruciale via marittima per il commercio globale. Macron ha spiegato che Parigi e Londra hanno "già iniziato a coordinarsi" per creare una missione "neutrale, completamente separata da qualsiasi parte belligerante", con l’obiettivo di "sostenere e mettere in sicurezza le navi mercantili" nel Golfo, annunciando anche una riunione operativa a Londra per la prossima settimana.
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Starmer ha aggiunto che i due Paesi guideranno l’iniziativa, alla quale "oltre una dozzina di Paesi" hanno già promesso di contribuire con assetti. "Sarà una missione strettamente pacifica e difensiva per rassicurare il traffico commerciale e sostenere le operazioni di sminamento – ha detto – Riaprire lo stretto è una necessità e una responsabilità globale: dobbiamo far ripartire i flussi energetici e commerciali, ridurre i prezzi per i cittadini e ristabilire pace e stabilità".
La riapertura dello Stretto di Hormuz "significa costruire un elemento che è essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto medio-orientale", sottolinea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "La centralità del tema della riapertura di Hormuz nel processo negoziale è particolarmente chiaro sulla base degli sviluppi di queste ore", aggiunge, riferendosi agli annunci da parte iraniana sulla riapertura dello Stretto in risposta al cessate il fuoco in Libano, per quanto riguarda il periodo del cessate il fuoco negoziato tra Stati Uniti, Iran e Israele. La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz "è una questione assolutamente centrale per la nostra nazione, per l'Italia, per l'Europa, per la comunità internazionale nel suo complesso". L'obiettivo "necessita di uno sforzo che coinvolge diversi ambiti: quello diplomatico, quello securitario, anche quello umanitario, se si pensa ai marittimi che sono bloccati nel Golfo e se si pensa alle nazioni che vengono impattate direttamente dalla crisi. Su tutti questi ambiti l'Italia è pronta a fare la sua parte".
L'Italia, afferma la premier, offre "la sua disponibilità a mettere a disposizione le proprie unità navali, chiaramente sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali", nel contesto della nascente iniziativa multinazionale per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Tale presenza internazionale nello Stretto di Hormuz "può essere avviata soltanto quando ci sarà una cessazione delle ostilità - chiarisce - in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva", sottolinea Meloni, evidenziando come ci fosse "pieno accordo" a riguardo nel corso della riunione. Si tratterebbe di un impegno "in linea con il lavoro che abbiamo già fatto per la difesa della libertà di navigazione", aggiunge, ricordando le operazioni europee Aspides e Atalanta. Da parte sua, l'Italia sta portando avanti "una importante azione di pianificazione a livello nazionale".
"Si tratta ovviamente di affermare un principio cardine del diritto internazionale, principio che vale per Hormuz e chiaramente per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendono le catene di approvvigionamento mondiale", prosegue Meloni. "Ma si tratta ovviamente di una questione di enorme rilevanza economica", aggiunge, ricordando che da Hormuz transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido, nonché grandi quantità di fertilizzanti, "altra questione fondamentale da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti fragili".
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