Guerra, clamorosa svolta dei Paesi del Golfo: ora vogliono che il conflitto contro l'Iran continui
Inizialmente contrari, ora gran parte dei paesi del Golfo vogliono che la guerra con l'Iran continui. A rivelare il desiderio di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar è il Times of Israel, citando quattro alti funzionari rappresentanti dei rispettivi Paesi. Il quotidiano israeliano, in un lungo report, spiega che se inizialmente questi Paesi avevano espressamente avvertito Donald Trump di non lanciare una guerra contro l'Iran, la maggior parte di loro ora esorta Washington a continuare a colpire il regime degli ayatollah. Pur essendoci ancora una certa frustrazione per il modo in cui Stati Uniti e Israele stanno conducendo la guerra, i paesi del Golfo auspicano che Teheran esca da questo conflitto con la sua potenza militare sufficientemente danneggiata al punto da non poter più rappresentare una minaccia per l'intera area. I funzionari, inoltre, sottolineano che nonostante Trump abbia ripetutamente espresso sorpresa per la decisione dell'Iran di reagire contro i suoi vicini, anche colpendo siti civili, i paesi del Golfo in realtà si aspettavano la reazione della Repubblica Islamica, motivo per cui inizialmente si erano opposti all'avvio dell'operazione congiunta di Stati Uniti e Israele.
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L'Iran ha infatti immediatamente risposto non solo prendendo di mira Tel Aviv e le basi statunitensi nella regione, ma anche lanciando ripetuti attacchi contro tutti e sei i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo: Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Attacchi che hanno causato la morte di diverse persone e interrotto la produzione di petrolio e gas, oltre al crollo del turismo, entrambi fondamentali per la regione. Teheran, spiegano i funzionari, credeva che gli attacchi avrebbero portato il Golfo a fare pressione su Trump per un cessate il fuoco, ma al contrario, la mossa ha prodotto l'effetto opposto. I paesi del Golfo, consapevoli del pericolo insito nel permettere all'Iran di rimanere una minaccia armata regionale, sperano ora che il regime esca dal conflitto profondamente indebolito.
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Contrario al proseguimento della guerra resterebbe praticamente solo l'Oman, da tempo mediatore tra Washington e Teheran. "Gli interessi nazionali sia dell'Iran che dell'America risiedono nella fine più tempestiva possibile delle ostilità", ha scritto la scorsa settimana il ministro degli Esteri dell'Oman Badr Albusaidi sull'Economist. Sull'ipotesi che il conflitto possa accelerare la normalizzazione dei rapporti con Israele e l'allargamento degli Accordi di Abramo tra i paesi arabi, sia funzionari degli Emirati Arabi Uniti che del Bahrain hanno respinto tale tesi, pur ammettendo che la guerra aiuterà a rafforzare i legami con Tel Aviv.
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