Al via il Consiglio europeo: pressing sul costo dell'energia
Preoccupazione e indecisione alla vigilia di un Consiglio europeo chiamato a cambiare passo. La bozza di conclusioni presentata ai 27 leader europeo conta ben 71 paragrafi, raggruppati nei macrotemi dell'Ucraina, Medio Oriente, Competitività/Mercato unico, Difesa e Multilateralismo. Il vertice doveva mettere nero su bianco le decisioni prese informalmente al summit di Alden Biesen sulla Competitività. Lo scoppio del conflitto in Iran il 28 febbraio ha però portato in primo piano gli effetti di una nuova crisi che pone ora al centro della discussione il costo dell’energia. I lavori potrebbero protrarsi fino a venerdì ma sul tavolo non ci sono grandi svolte in arrivo. L'Italia insisterà sui problemi strutturali che rendono le sue bollette, assieme a quelle dei Paesi dell'Est Europa, più alte del Continente. E uno dei temi è il sistema Ets, ovvero delle quote di scambio di carbonio. In vista del summit, la premier Giorgia Meloni, assieme ad altri nove leader europei, ha chiesto all'Ue di non attendere l'estate per fare la revisione del meccanismo, ma «entro la fine di maggio, al più tardi». Il sistema delle quote Ets in Italia ha un effetto distorsivo nella composizione del prezzo dell’elettricità perché impone alle centrali elettriche a fonti fossili (gas e carbone) di pagare per le quote emesse.
Questo costo extra viene trasferito dai produttori sui prezzi finali dell'energia, gravando su famiglie e imprese, arrivando a incidere significativamente, anche fino a 30 euro su 120 euro/MWh. I dieci leader chiedono un'estensione delle quote di emissione gratuite dell'Ue previste dall'Ets1 oltre il 2034, per evitare di gravare eccessivamente sull’industria durante questo periodo di transizione. I leader europei sono chiamati a discutere anche sul nuovo focolaio, dagli esiti imprevedibili, che si è acceso in Medio Oriente a loro insaputa. Come nei altri Consigli di marzo degli ultimi anni, sarà presente come ospite speciale il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, con il quale i 27 si confronteranno sulla situazione globale. Oltre all'invito alla de-escalation e al rispetto del diritto internazionale, i leader chiederanno di «salvaguardare lo spazio aereo regionale e di garantire la sicurezza marittima e il rispetto della libertà di navigazione, e condanna qualsiasi atto che minacci la navigazione o impedisca alle navi di entrare e uscire dallo Stretto di Hormuz». Respinta dai ministri degli Esteri la proposta di estendere al Golfo Persico la missione Ue Aspides dislocata nel Mar Rosso, non resta che esplorare una qualche forma di collaborazione tra Stati assieme all'Onu, magari sulla falsariga dell’operazione a difesa dei carichi di grano nel Mar Nero. I leader non sembrano, tuttavia, voler inviare le loro navi militari nello stretto prima che le armi tacciano. Oltre al rischio di divenire un facile bersaglio, sarebbe un coinvolgimento nel conflitto scatenato da Usa e Israele nella regione che tutti vogliono evitare. La crisi iraniana irrompe anche sul capitolo Ucraina, sia perché le ha rubato la scena nell’attenzione internazionale, sia perché ha ridotto il contributo militare Usa a Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si rivolgerà ai leader in videoconferenza ma sarà difficile che riuscirà a portare a casa lo sblocco del veto ungherese sul 20° pacchetto di sanzioni e sul prestito da 90 miliardi, in realtà giù approvato dal Consiglio europeo ma impedito dal via libera all’adozione di una modifica legislativa al bilancio da parte di Budapest. Nonostante l’invio dei tecnici della Commissione europea in Ucraina per riparare l'oleodotto Druzhba, il premier Viktor Orban non sembra intenzionato a cedere.
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