Cuba, chi è Raulito Castro (nipote di Fidel): il volto scelto da Trump e Rubio per trattare
Il suo nome, Raulito, potrebbe non dire molto. Ma il cognome, Castro, apre un mondo di ricordi e di legami con la rivoluzione: Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote di Raul Castro e, soprattutto, pronipote di Fidel Castro, potrebbe diventare il volto nuovo della Cuba trumpiana. Piace al presidente degli Stati Uniti ed è stato scelto come interlocutore nei negoziati ad alto livello condotti dal segretario di Stato americano Marco Rubio, figlio di esuli cubani fuggiti dall'Avana di Fidel. Il ritorno dei cicli storici nell'isola caraibica fa parte della natura della stessa Cuba: tutto sembra presente da sempre, e tutto si rinnova ma per tornare al punto di partenza. Raulito, come lo chiamano tutti, rappresenta il futuro ed è agganciato al passato, in una terra governata dai comunisti da oltre sessant'anni: l'erede del Lider Maximo non è il tipo di uomo che entra in una stanza per dominarla, ma quello che la osserva, misura, memorizza. Poi resta in silenzio abbastanza a lungo da far sembrare gli altri rumorosi. Questo, dicono a Washington, è uno degli aspetti che ha conquistato l'amministrazione americana.
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A quarantuno anni, il pronipote di Fidel porta con disinvoltura sulle spalle un cognome che a Cuba non è semplicemente storia. È cresciuto dentro il meccanismo del potere più che nella sua rappresentazione. Non ha mai avuto bisogno di costruirsi un personaggio pubblico, perché il suo ruolo - guardia del corpo, uomo della sicurezza, presenza costante ma defilata - è sempre stato quello di vivere appena fuori campo, dove si prendono le decisioni. Chi lo conosce, parla di lui come un uomo di disciplina più che di carisma, di istinto più che di ideologia. Il soprannome "El Cangrejo", il granchio, nato da una deformità a un dito, sembra quasi un dettaglio da romanzo: un piccolo segno fisico trasformato in simbolo, come se il corpo portasse traccia della pressione di una dinastia. Ma in un Paese segnato dalla rivoluzione comunista dove la politica è teatro, Raulito appartiene a una tradizione diversa: quella dei tecnici del potere, uomini che non hanno bisogno di essere amati per essere rilevanti. Figlio di un potente generale, Luis Alberto Rodriguez Lopez-Calleja, e di Debora Castro, figlia di Raul, che ha lasciato la guida del Paese a Miguel Diaz-Canel, Raulito ha coltivato per anni interessi meno ideologici e più pratici, tra immobili, logistica, attività commerciali, spesso portate avanti attraverso prestanome. L'ultimo dei Castro ha legami economici con Panama e Venezuela. In breve, è un uomo d'affari più che politico, altro punto a suo favore nel mondo trumpiano.
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E poi c'è l'interesse, o forse la curiosità, del presidente degli Stati Uniti. Non è difficile immaginare cosa possa attrarre il tycoon in una figura come questa: non un ideologo, non un tribuno, ma qualcuno in grado di capire la lingua non scritta delle transizioni controllate. Un uomo che potrebbe, almeno in teoria, cambiare tutto senza dichiarare nulla. Per la Casa Bianca, in cerca di accordi economici senza dover rimettere in discussione equilibri internazionali, sarebbe la soluzione migliore. Se Cuba dovesse davvero entrare in una nuova fase - non una rivoluzione, ma una mutazione - Raulito potrebbe rappresentare una possibilità quasi paradossale, ma già vista con il Venezuela: garantirebbe continuità sotto forma di cambiamento. Non l'abbattimento del sistema, ma il suo riadattamento, guidato da qualcuno che lo conosce dall'interno, nei rituali e nelle paure. A Caracas, una volta rapito e deposto il presidente Nicolas Maduro, condotto negli Stati Uniti e chiuso in carcere con la moglie, Trump ha riconosciuto la guida della vice del Caudillo, Delcy Rodriguez, diventata una "donna fantastica" per aver autorizzato gli Usa a mettere mano nei ricchi giacimenti petroliferi. Ma Rodriguez era la stessa che conduceva la linea dura su ordine di Maduro. Non è chiaro se la situazione democratica del Paese sia stata ristabilita. L'opposizione continua a nutrire dubbi. Cuba potrebbe seguire un percorso simile grazie alla promozione di Raulito, non ancora assurto a figura storica. È, al momento, più una figura potenziale, uno di quegli uomini che esistono a lungo nell'ombra e che, se il momento arriva, sembrano emergere già pronti, come se non avessero fatto altro che aspettare. E con la crisi energetica che da tre mesi ha tolto ossigeno vitale all'isola, quel momento potrebbe essere arrivato.
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