Iran, doppio giallo su Khamenei jr: "È stato ferito". Panico tra gli ayatollah
«Mojtaba in condizioni critiche». Teheran non smentisce. Infuria la lotta per la successione: regime diviso sul nome
Se è vivo, non è la Guida Suprema dell’Iran. Se invece fosse morto, come anticipato da Il Tempo, sarebbe l’ennesimo duro colpo al regime già traballante. Il nome di Mojtaba Khamenei, il figlio dell’ayatollah ucciso nei raid israelo-americani della scorsa settimana, resta al centro di un doppio giallo: da un lato le voci non confermate sulla sua possibile morte, dall’altro la certezza che la successione al padre non è stata ancora decisa. La notizia circolata venerdì in tarda serata sulla presunta uccisione del figlio di Ali Khamenei non ha trovato ancora conferma ufficiale. Nel tardo pomeriggio di ieri, invece, i media israeliani diffondono la notizia del ferimento di Mojtaba che sarebbe stato colpito nel raid lanciato dall’Idf venerdì contro una struttura direttamente collegata alla famiglia Khamenei. Le sue condizioni sarebbero critiche: il destino del figlio di Kahamnei si intreccia con quello legato alla sopravvivenza degli ayatollah.
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Il quadro che emerge nelle ultime ore, infatti, racconta un regime sospeso tra i missili che arrivano dall’esterno e una guerra interna per il potere. Secondo quanto riferito da fonti religiose iraniane, la riunione dell’Assemblea degli Esperti incaricata di eleggere il nuovo leader dovrebbe tenersi entro le prossime 24 ore. A dirlo è stato l’ayatollah Hossein Mozaffari, membro dell’organo che riunisce 88 religiosi sciiti e che per costituzione ha il compito di designare la Guida Suprema. «I rappresentanti del popolo attendono con impazienza di deliberare per selezionare un nuovo leader e successore dell’Imam martirizzato Ali Khamenei», ha dichiarato Mozaffari, esprimendo la speranza che la scelta avvenga a breve. Il fatto stesso che la riunione debba ancora tenersi, però, è la prova che la successione non è stata decisa. E questo rende ancora più fragile la posizione di Mojtaba, che fino a pochi giorni fa era indicato da molti osservatori come il favorito della Guardia Rivoluzionaria.
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Secondo fonti citate da Iran International, una riunione dell’Assemblea si sarebbe già svolta con l’obiettivo di formalizzare la sua nomina, ma almeno quattordici membri avrebbero boicottato la sessione, impedendo di fatto l’elezione. Il vertice precedente, convocato per presentare il candidato sostenuto dai pasdaran, sarebbe stato interrotto per il timore di nuovi attacchi americani o israeliani. Gli incontri dell’Assemblea, infatti, avvengono ormai da remoto, dopo il bombardamento avvenuto nei giorni scorsi che ha distrutto la sede e gettato nel panico i membri.
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La paralisi istituzionale alimenta l’ipotesi che dentro il sistema di potere iraniano sia in corso una vera lotta per la successione. A confermarlo indirettamente sono anche gli appelli arrivati da due influenti ayatollah fondamentalisti, Nasser Makarem Shirazi e Hossein Nouri Hamedani, che hanno chiesto all’Assemblea degli Esperti di accelerare la scelta della nuova Guida Suprema per garantire la stabilità dello Stato. Ma la disputa sarebbe proprio sul nome del futuro leader tra coloro che vorrebbero continuità e altri che, invece, avrebbero in mente un candidato diverso. Nel frattempo il Paese è governato da un consiglio direttivo che ha assunto temporaneamente le funzioni della Guida Suprema. Una soluzione di emergenza che riflette la difficoltà di trovare rapidamente un accordo su chi dovrà guidare la Repubblica islamica nel pieno della guerra con Israele e Stati Uniti. In questo scenario, il silenzio su Mojtaba pesa più delle indiscrezioni. Se fosse vivo, la sua mancata proclamazione indica che non ha ancora il consenso necessario per salire al vertice del sistema politico-religioso iraniano. Se invece fosse davvero morto nei bombardamenti delle ultime ore, il regime avrebbe perso il candidato più forte della linea dura.
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