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Mojtaba Khamenei, il “potere dietro la veste” del figlio prediletto. Ecco chi è davvero

Foto: Lapresse

Francesca Musacchio
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In attesa di capire se sarà lui la prossima Guida Suprema, sul profilo di Mojtaba Khamenei emergono dettagli anche personali. Secondo il Daily Mail, che cita un documento dell’intelligence statunitense diffuso da WikiLeaks, il figlio dell’ayatollah sarebbe stato curato nel Regno Unito per una forma di impotenza, trattata durante diversi soggiorni negli ospedali Wellington e Cromwell di Londra. Una condizione medica che avrebbe ritardato il matrimonio fino al 2004 e spinto la famiglia a sollecitarlo a garantire una discendenza. Dopo una lunga permanenza nel Regno Unito la moglie rimase incinta e nacque un figlio chiamato Ali, come il nonno. Al di là degli aspetti personali, il nodo vero resta politico. Da Teheran continuano ad arrivare segnali contrastanti sulla successione alla Guida Suprema. L’ayatollah Ahmad Khatami, membro dell’Assemblea degli Esperti, la cui struttura è stata bombardata e distrutta martedì dai raid israeliani, ha dichiarato alla tv di Stato che l’Iran è «vicino» alla scelta del successore e che «le opzioni sono diventate chiare». Ma la decisione non è ancora stata formalizzata. «Dobbiamo considerare il fatto che ci troviamo in una situazione di guerra», ha spiegato Khatami che, insieme agli altri membri dell’Assemblea, terrebbe riunione online per il timore di essere colpiti.

 

 

Nel frattempo, il nome di Mojtaba Khamenei circola con insistenza. L’eventuale nomina segnerebbe un passaggio storico: per la prima volta la guida della Repubblica islamica passerebbe da padre a figlio. Figura da sempre schiva e senza incarichi ufficiali di governo, Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio prediletto, è considerato da anni uno dei centri di potere più influenti del sistema iraniano. Ha studiato teologia a Qom con alcuni dei principali esponenti del clero sciita, ma non avrebbe il profilo religioso necessario per raggiungere lo status di grande ayatollah. Nonostante questo, i cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da WikiLeaks lo descrivevano come il «potere dietro la veste», capace di controllare l’accesso al padre e di costruire nel tempo una propria rete di influenza. Ha sostenuto Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e secondo i media potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell'orchestrarne la vittoria elettorale nel 2009. Il suo percorso politico è legato soprattutto ai Pasdaran e gli Stati Uniti lo hanno sanzionato nel 2019 accusandolo di aver contribuito a «promuovere le ambizioni regionali destabilizzanti e gli obiettivi repressivi interni» del padre.

 

 

Se la sua nomina venisse confermata, per molti analisti rappresenterebbe il segnale che l’ala più dura dei Pasdaran intende mantenere il controllo del sistema.

 

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