Guerra, Trump minaccia truppe di terra in Iran: “Li stiamo massacrando”. Il conflitto si allarga
La guerra si allarga. Dopo la campagna avviata sabato da Stati Uniti e Israele in Iran, in cui è stato ucciso anche l'ayatollah Ali Khamenei, Teheran e i suoi alleati hanno reagito contro Israele e contro obiettivi anche nei vicini Stati del Golfo, luoghi cruciali per la produzione energetica mondiale. Un nuovo fronte si è aperto in Libano: Hezbollah ha annunciato di avere lanciato missili su Israele lunedì mattina in risposta all'uccisione della Guida suprema e lo Stato ebraico ha reagito con attacchi sul Libano il cui bilancio è di decine di morti e feriti. E un drone ha colpito anche una base britannica a Cipro, quindi in territorio dell'Ue, causando danni limitati, poche ore dopo che Keir Starmer aveva annunciato l'ok agli Usa per l'uso delle basi britanniche. Il tutto mentre centinaia di migliaia di viaggiatori si ritrovano bloccati in tutto il mondo a causa della chiusura dello spazio aereo di diversi Paesi per via del conflitto in corso (in particolare negli Emirati, snodo di scalo per i voli verso Oriente).
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È in questo contesto che Donald Trump ha preso la parola dalla Casa Bianca per la prima volta dall'inizio del conflitto. "Abbiamo previsto 4 o 5 settimane" di operazioni, ma "abbiamo le capacità per andare avanti molto più a lungo", ha affermato, sembrando rispondere al capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, che qualche ora prima con tono di sfida aveva scritto che "l'Iran, a differenza degli Stati Uniti, si è preparato per una guerra lunga". Era la nostra "ultima possibilità" per "eliminare" la minaccia rappresentata dal regime di Teheran, ha dichiarato il presidente Usa, vantando che erano state previste "quattro settimane" per eliminare la leadership militare iraniana ma "lo abbiamo fatto in un'ora". Nel giorno in cui l'esercito Usa ha confermato la morte di un sesto soldato statunitense in azione, poi, Trump al Washington Post non ha escluso la possibilità di inviare truppe di terra "se necessario". E ha anche preannunciato una "grande ondata" di attacchi: "Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene", ma "non abbiamo nemmeno iniziato a colpirli duramente, la grande ondata non si è ancora verificata. La grande ondata arriverà presto", ha detto alla Cnn.
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In 48 ore Usa e Israele, secondo quanto riferito da un funzionario della sicurezza a Ynet, avrebbero sganciato oltre 3.800 bombe. Attacchi anche lunedì su Teheran ma non solo: Al Jazeera ha riferito di aver ricevuto segnalazioni di forti esplosioni rilevate nella zona vicino a un impianto nucleare e alla base aerea nella città di Isfahan, nell'Iran centrale, e l'ambasciatore iraniano presso l'Aiea ha affermato che sarebbe stato preso di mira anche l'impianto nucleare di Natanza. L'Iran, dal canto suo, sta facendo quello che aveva minacciato da tempo, cioè che in caso di attacco avrebbe trascinato la regione in una guerra totale, prendendo di mira Israele, gli Stati arabi del Golfo e il flusso di petrolio greggio cruciale per i mercati energetici globali. Il Qatar ha fatto sapere di avere abbattuto due bombardieri iraniani di produzione russa Sukhoi Su-24 e in Kuwait tre F-15E Strike Eagle statunitensi sono stati abbattuti per errore da fuoco amico kuwaitiano mentre l'Iran stava attaccando con aerei, missili balistici e droni. I Paesi del Golfo, Giordania e Stati Uniti hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui condannano quelli che definiscono gli attacchi indiscriminati da parte dell'Iran e affermano il proprio "diritto all'autodifesa". "Siamo uniti nella difesa dei nostri cittadini, della nostra sovranità e del nostro territorio e ribadiamo il nostro diritto all'autodifesa di fronte a questi attacchi", si legge nella dichiarazione, che è stata diffusa dai governi di Stati Uniti, Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
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In un'informativa urgente sulla situazione in Iran e Golfo Persico davanti alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che gli italiani nella regione sono oltre 70mila, di cui 30mila solo a Dubai e Abu Dhabi, e che si sta provvedendo a dare loro assistenza. Quali siano gli obiettivi degli Stati Uniti non è del tutto chiaro. Nell'annunciare i primi attacchi, Trump aveva fatto riferimento alla minaccia rappresentata dai programmi nucleari e missilistici dell'Iran, ma aveva anche esortato gli iraniani a "prendere il controllo" del loro governo. Successivamente il presidente Usa aveva anche segnalato di essere aperto al dialogo con la nuova leadership iraniana, che potrebbe essere scelta presto. "Tutti erano d'accordo con noi" sulla necessità che l'Iran non ottenesse l'arma nucleare, "ma nessuno aveva il coraggio di dirlo", ha affermato Trump nel suo ultimo discorso. Tajani, nel suo intervento in Parlamento, ha riferito che sabato mattina, nella telefonata in cui il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar lo ha informato che erano decollati gli aerei, gli ha detto che "l'obiettivo era quello di impedire - perché era questione di giorni - che l'Iran avesse la bomba atomica, che l'obiettivo era distruggere le rampe di lancio dei missili e ridurre la produzione di missili a lungo raggio da parte dell'Iran e colpire il nucleare" e aveva aggiunto che "se poi da questa azione arriva anche la fine del regime degli ayatollah ben venga". Intanto le strade di Teheran sono state in gran parte deserte, con la popolazione che ha cercato riparo durante gli attacchi aerei. Secondo alcuni testimoni, la forza paramilitare Basij, che ha svolto un ruolo centrale nella repressione delle recenti proteste contro il governo, ha istituito posti di blocco in tutta la città.
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