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Usa, cosa cambia dopo lo stop della Corte Suprema ai dazi di Trump

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Foto: Ansa 

Rosa Scognamiglio
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La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ieri ha bloccato una parte dei dazi imposti da Trump, lasciando in vigore altre tariffe, rischia di creare caos e incertezza nel commercio internazionale. Non solo. Lo stop dei giudici apre anche alla possibilità di rimborsi cospicui, che potrebbero arrivare fino a 175 miliardi di dollari.

La mossa di Trump

La sentenza non ha scoraggiato il Capo della Casa Bianca che, subito dopo il verdetto, ha annunciato di aver firmato un decreto con cui impone un nuovo dazio doganale al 10% che entrerà in vigore dal prossimo 24 febbraio e avrà una durata di 150 giorni. Salvo poi innalzarlo oggi al 15% con effetto immediato. La nuova tariffa non si applica ai prodotti già colpiti dai dazi settoriali, tantomeno ai prodotti importati negli Stati Uniti da Canada e Messico, come prevede l’accordo nordamericano di libero scambio.

Cosa cambia per l’Unione europea

Per i Paesi che hanno già un accordo commerciale con Washington, come l’Unione europea, non dovrebbe cambiare nulla. L’accordo tra Ue e Stati Uniti, siglato lo scorso luglio, ha fissato un dazio del 15% sulle esportazioni dall'Ue, riducendo a zero i dazi sui prodotti industriali statunitensi. Pertanto, l’Unione europea continuerebbe a pagare la nuova tariffa globale al 15% imposta da Trump. Ad ogni modo, Bruxelles aspetta chiarimenti ufficiali da Washington.

Il possibile effetto boomerang

Le aziende europee temono che la sentenza della Corte Suprema produca una sorta di “effetto boomerang”, con il congelamento di ordini e la rivalutazione di accordi commerciali già posti in essere. Senza contare il rischio di mandare in fumo gli investimenti fatti dalle imprese nell’ultimo anno per tentare di adattarsi alle nuove tariffe.

Cosa accadrà negli altri Paesi

Per quanto riguarda gli altri Paesi, invece, le condizioni per le esportazioni negli Stati Uniti potrebbero cambiare notevolmente. Il Regno Unito aveva concordato un dazio al 10%, ma con i nuovi dazi globali subirà un peggioramento, passando cioè al 15%. Quanto al Canada, il trattato Usmca (accordo commerciale di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico) prevede che circa il 90% delle esportazioni canadesi sia già esente da tariffe. Dallo scorso agosto, alcuni prodotti tenuti fuori dall’accordo sono stati colpiti da un dazio extra fissato al 35%, invece del 25% precedentemente stabilito, che ora dovrebbe decadere. Resterebbero però in vigore i dazi settoriali su beni come acciaio e alluminio. Il Giappone, come l’Unione europea, ha un accordo che limita i dazi al 15 % e dunque continuerà a pagare questa tariffa. Per il Messico era in vigore dallo scorso marzo un dazio addizionale del 25% che ora dovrebbe essere annullato. Per quanto riguarda la Cina, la decisione della Corte Suprema sospende un dazio generale del 10% e uno ulteriore del 10% legato all'esportazione di Fentanyl, ma altri rimangono in vigore. Pertanto il governo cinese dovrebbe essere soggetto ai nuovi dazi globali del 15%. Infine l’India: a febbraio Trump aveva ridotto i dazi dal 50% al 18% in cambio di concessioni strategiche sul petrolio russo e tagliando le barriere commerciali in materia di energia e armamenti. Tuttavia l’impatto della sentenza è ancora da valutare. Molto dipenderà anche dall’evoluzione dei rapporti bilaterali con Washington.

Gasparri: “I dazi sono un errore”

"Contro i dazi di Trump hanno votato anche giudici della Corte suprema di orientamento repubblicano. Evidentemente la pensano come Reagan, un grande presidente repubblicano, che era contro i dazi e favorevole al libero commercio, unica via per far crescere l'economia di tutti i Paesi”, ha dichiarato il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. “La politica dei dazi non ha migliorato la situazione americana, anzi l'ha peggiorata, che ha creato problemi in giro per il mondo - ha continuato - L'Italia nonostante i dazi ha visto crescere il proprio export, come ci ha ricordato il Ministro Esteri Tajani, responsabile di questo settore oltre che per la politica estera”. E infine: “I dazi sono un errore - ha concluso Gasparri - peggio ancora quando vengono utilizzati contro i Paesi che potrebbero tassare i giganti della rete, che pagano zero tasse e che godono di una ingiusta protezione da parte di Trump nella politica dei dazi è un grave errore".

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