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Francia, Epstein voleva comprare il castello del Codice da Vinci

Foto: Ansa 

Alessandra Zavatta
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Jeffrey Epstein voleva comprare il castello dove è ambientato il film "Il Codice Da Vinci". Un maniero a un'ora di macchina da Parigi. Lo Château de Villette, dimora storica immersa in una tenuta di 77 ettari, doveva diventare la base operativa europea del finanziere pedofilo americano morto in carcere sei anni fa. Nel maggio 2006, Jeffrey Epstein rimase affascinato dal castello francese. Milioni di spettatori l'hanno visto nella pellicola tratta dal romanzo Dan Brown senza mai conoscerne il nome. Situato nella regione della Val d'Oise, lo  Château di Villette sul set è la residenza di Sir Leigh Teabing, l'eccentrico inglese ossessionato dal Sacro Graal. Dietro i cancelli di questa tenuta classificata monumento nazionale Jeffrey Epstein avrebbe potuto portare i suoi altolocati ospiti e le "sue" ragazze.

Le email trovate negli atti giudiziari rivelano che nella primavera del 2006, appunto, il finanziere si stava preparando all'acquisto della proprietà. "Per favore, digli che desideriamo fare un'offerta formale", scrive a Ghislaine Maxwell il 29 maggio 2006, una settimana dopo l'uscita ufficiale del film diretto da Ron Howard. Per procedere, chiese "una descrizione legale completa dei terreni e degli annessi", nonché "maggiori dettagli sul mutuo",  "il valore degli effetti personali, dei mobili, dei veicoli e delle attrezzature" e "il nome dell'avvocato francese". Il progetto è gestito a distanza, dagli StatiUniti. Epstein vuole sapere tutto del castello, compresi gli eventuali debiti in sospeso e il valore delle opere d'arte contenute. Il giorno dopo, insiste di nuovo: "Chiedi un elenco degli oggetti d'antiquariato più importanti". Epstein e Maxwell si recano poco dopo in Francia e visitano la proprietà. Organizzano pure una cena. Sono sedotti dalla bellezza della tenuta. Scattano fotografie, ora inserite negli Epstein Files. Ce n'è una dove Jeffrey si diverte "a fare il prete" sull'altare della  cappella davanti ad una donna con  l'impermeabile. E un'altra dove Ghislaine, compagna e complice nel traffico di ragazze giovanissime, è accanto al pozzo, sorridente.

Villette non è solo un set cinematografico. È un palazzo del XVII secolo, circondato da foreste e terreni agricoli, nascosto a sguardi indiscreti All'interno, si trovano cinque dipinti di François Boucher del 1723, tappeti Savonnerie, statue, arazzi, cristalli e collezioni d'arte, per un valore di 5 milioni di euro. La tenuta comprende anche auto d'epica, tra cui una Bentley. Maxwell guida le trattative. Riceve informazioni, le trasmette, richiede documenti e coordina le discussioni. Lei del resto e nata a Maisons-Laffitte, a soli quaranta minuti dal castello, si sente a casa. E fa da intermediaria tra Epstein e il proprietario. "Desideriamo fare un'offerta formale", scrive a suo nome. Per Maxwell, questo progetto ha anche una risonanza personale, data la vicinanza al luogo in cui è cresciuta. Epstein supervisiona ogni fase. Non è interessato solo alla bellezza del luogo, ma anche alla sua struttura, al suo funzionamento e alla sua autosufficienza. Ogni dettaglio conta. Vuole acquisire una tenuta completamente operativa, in grado di operare come proprietà indipendente.

Il maniero soddisfa tutti i requisiti: isolamento, prestigio, discrezione. Una situazione che ricorda Little Saint James, l'isola privata ai Caraibi dove accoglie gli ospiti. Dopo sei mesi di trattative il proprietario invia una missiva "tranchant": "Questa è l'ultima possibilità per Jeff Epstein di acquistare Villette". Ha fretta di vendere. C'è un altro acquirente che offre 18,5 milioni di euro per il castello e altri 3 milioni di euro per le opere d'arte e gli arredi. Ma Epstein esita. Continua a chiedere informazioni  rimanda la decisione. E alla fine il castello gli sfugge di mano.

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