Gaza, Netanyahu accetta l'invito di Trump: entrerà nel Board of peace
Benjamin Netanyahu aderisce al “Board of Peace” voluto da Donald Trump. Il primo ministro israeliano ha accettato l’invito del presidente degli Stati Uniti a far parte del nuovo organismo internazionale che dovrebbe supervisionare il cessate il fuoco a Gaza e, nelle ambizioni della Casa Bianca, diventare una sorta di cabina di regia globale per la gestione delle crisi internazionali.
L’annuncio è arrivato oggi dall’ufficio del premier israeliano, dopo una giornata segnata da forti tensioni diplomatiche. In precedenza Israele aveva espresso critiche sulla composizione del comitato esecutivo del Board, nel quale figura anche la Turchia, considerata da Gerusalemme un rivale strategico nella regione. Nonostante le riserve, Netanyahu ha infine scelto di aderire al progetto di Trump.
Il “Board of Peace” era stato inizialmente concepito come un gruppo ristretto di leader mondiali incaricati di vigilare sull’attuazione della tregua a Gaza. Ma il piano dell’amministrazione Trump si è rapidamente trasformato in qualcosa di molto più ambizioso: un organismo permanente, allargato a decine di Paesi, che nelle intenzioni del presidente americano potrebbe mediare futuri conflitti globali, assumendo un ruolo simile a quello del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
La presentazione ufficiale del progetto è attesa domani al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Lo statuto non è ancora pubblico, ma una bozza trapelata indica che il vero centro di comando resterà la Casa Bianca. Il documento prevede anche che una contribuzione da un miliardo di dollari garantisca lo status di membro permanente.
Al momento hanno già aderito Israele, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Vietnam, Kazakistan, Ungheria, Argentina e Bielorussia. Inviti sono stati recapitati anche al premier canadese Mark Carney, al presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi, al presidente turco Recep Tayyip Erdogan e al leader paraguayano Santiago Peña. Mosca, Nuova Delhi, Bruxelles e diversi Paesi asiatici hanno confermato di aver ricevuto la lettera di Trump.
Il Cremlino ha fatto sapere che sta “studiando i dettagli” dell’iniziativa e che chiederà chiarimenti a Washington. Lo stesso Trump ha confermato che tra gli invitati figura anche Vladimir Putin.
Nel comitato esecutivo del Board siedono nomi di primo piano della politica e della finanza internazionale: dal segretario di Stato Marco Rubio all’inviato speciale Steve Witkoff, dal genero del presidente Jared Kushner all’ex premier britannico Tony Blair, fino al numero uno della Banca Mondiale Ajay Banga.
Parallelamente, la Casa Bianca ha annunciato la nascita di un “Gaza Executive Board”, incaricato di gestire la fase più delicata della tregua: dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, disarmo di Hamas e ricostruzione della Striscia. A coordinare le operazioni quotidiane sarà l’ex inviato Onu Nickolay Mladenov. Un progetto che punta a ridisegnare gli equilibri della diplomazia globale e che rafforza l’asse Washington-Gerusalemme, ma che già solleva interrogativi sul reale ruolo dell’Onu e sulla centralizzazione del potere nelle mani del presidente americano.
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