Iran, il regime è al verde: milioni di dollari stanno uscendo dal Paese. “Leadership in fuga”
Mentre il mondo attende l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, un cittadino canadese è morto nel Paese per mano del regime. A ucciderlo, durante le proteste, sarebbero state le forze di sicurezza degli ayatollah. Un evento che, secondo alcuni analisti, potrebbe influire sulle decisioni di Donald Trump. Ma parlando con Nbc News, il presidente Usa ha chiarito che usando la minaccia di un intervento in Iran «abbiamo salvato molte vite ieri». E rispetto ad una possibile azione militare ha risposto: «Non ve lo dirò». In tutto questo, secondo alcune fonti, mercoledì gli Stati Uniti avrebbero annullato un attacco contro l'Iran all'ultimo minuto. Ma non sarebbe noto il motivo. Per il New York Times la richiesta sarebbe arrivata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che avrebbe chiesto a Trump di rinviare qualsiasi piano di attacco militare contro l'Iran. Al contempo, anche Qatar, Arabia Saudita, Oman ed Egitto, avrebbero chiesto alla Casa Bianca la stessa cosa per evitare un conflitto regionale più ampio. L’ambiguità, dunque, è al centro di questa fase.
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Lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto, ieri lo ha detto senza giri di parole: «La situazione in Iran cambia di ora in ora. Ieri avrei detto sì, oggi direi forse no». È la fotografia di una crisi che sembra pronta a esplodere ma resta congelata. Un déjà-vu. Durante la guerra dei dodici giorni tra Israele e Teheran, Trump continuava a scrivere: «Crediamo nella diplomazia». Due giorni prima dei bombardamenti dichiarò: «Nelle prossime due settimane deciderò cosa fare». Oggi il copione sembra ripetersi. Secondo Nbc News, Trump vorrebbe un’azione «rapida e decisiva», capace di infliggere un colpo definitivo al regime senza trascinare gli Stati Uniti in una guerra lunga. Ma i suoi consiglieri non sarebbero in grado di garantire che il sistema iraniano crollerebbe subito. Resta il timore di una risposta aggressiva di Teheran e della mancanza di risorse sufficienti per contenere l’escalation. Da qui l’ipotesi di un’offensiva inizialmente limitata, con la possibilità di intensificarla.
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Anche il nodo politico del «dopo» sembra impensierire Trump. Lo stesso ha ammesso che Reza Pahlavi «sembra molto simpatico», ma «non so se il suo Paese accetterebbe o no la sua leadership». Una frase che pesa. L’assenza di una figura di transizione unanimemente riconosciuta sarebbe, infatti, uno dei fattori che alimentano il tentennamento. Nel frattempo, dagli Stati Uniti arrivano segnali su un fronte decisivo: l’economia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ieri ha parlato di «totale collasso finanziario del regime iraniano». Banche che falliscono, inflazione fuori controllo, carenza di liquidità. Il Wall Street Journal ha indicato nel collasso della Ayandeh Bank il primo segnale visibile di una crisi sistemica, con almeno altre cinque banche a rischio. Il rial continua a perdere valore, mentre le sanzioni hanno ridotto l’accesso ai dollari e bloccato le riserve estere. Ma non solo. Sempre Bessent ha riferito che «in questi giorni i vertici del potere iraniano stanno spostando enormi somme di denaro fuori dal Paese come ratti che abbandonano la nave. Possiamo vedere milioni, decine di milioni di dollari trasferiti fuori dal Paese, fatti uscire di nascosto dalla leadership iraniana. Stanno abbandonando la nave, lo stiamo vedendo accadere». Sul terreno, però, il quadro resta opaco. Washington accusa Teheran di aver usato droni militari contro manifestanti pacifici per identificarli e arrestarli. L’Iran replica con toni di sfida: «Difenderemo la sovranità dell’Iran con tutta la forza e la determinazione contro qualsiasi minaccia». E il timore per un’azione militare non cessa. Roma riduce il personale dell’ambasciata e invita gli italiani non residenti a lasciare il Paese. L’autorità tedesca raccomanda di evitare lo spazio aereo iraniano fino al 10 febbraio. E nello stesso tempo Teheran si ritira dalle manovre navali Brics in Sudafrica, declassando la propria partecipazione a osservatore. Un passo indietro che segnala prudenza e paura. Mentre il tempo, per la popolazione iraniana, resta sospeso. Così come quello dei dissidenti in Europa, ora nel mirino dei Pasdaran e del Vevak, che potrebbero colpire in segno di ritorsione.
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