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In Iran migliaia di morti. La promessa di Trump: "Arrivano gli aiuti"

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Gianni Di Capua
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Cresce di ora in ora il numero delle vittime nelle manifestazioni che da giorni si stanno verificando nelle principali città iraniane e nei susseguenti scontri con le forze di sicurezza locali. Le notizie che filtrano dal Paese sono pochissime. Secondo una stima effettuata da Iran International il bilancio dei morti arriverebbe a circa 12mila persone. Cifre che - ha spiegato la testata con sede a Londra - sono state calcolate dall'incrocio di varie informazioni sia dal lato governativo sia dai dati raccolti tramite i centri medici. Secondo le autorità iraniane, invece, i numeri sarebbero più contenuti. Una fonte del ministero della Salute iraniano ha affermato al New York Times che le vittime sarebbero circa 3mila, fra cui centinaia di agenti di sicurezza.

E proprio dagli Stati Uniti si è alzata nuovamente la voce di Donald Trump. Il presidente americano si è rivolto direttamente ai manifestanti definendoli "patrioti iraniani" e invitandoli a "continuare a protestare" e "prendere il controllo delle istituzioni". Il tycoon ha poi assicurato, senza entrare nei dettagli, che l'aiuto da parte degli Stati Uniti "è in arrivo". Secondo quanto riportato da Axios nei giorni scorsi, l'inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, avrebbe incontrato in segreto il principe ereditario iraniano Reza Pahlavi, uno dei principali candidati a guidare un'eventuale transizione qualora si dovesse giungere a un "regime change".

Le parole di Donald Trump hanno scatenato l'ira di Mosca. "Le minacce provenienti da Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro la Repubblica Islamica dell'Iran sono assolutamente inaccettabili", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, evocando "terribili conseguenze" in caso di un nuovo attacco all'Iran come quello avvenuto nel giugno 2025. Secondo la Russia l'obiettivo delle "forze ostili" a Teheran sarebbe quello di "distruggere lo stato iraniano" tramite i "famigerati metodi" delle "rivoluzioni colorate". Anche la Cina ha affermato che tutelerà "fermamente" i suoi interessi legittimi in Iran mentre l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha definito ciò che sta accadendo "un ciclo di violenza orribile che non può continuare".

L'Italia ha condannato quanto sta accadendo nel Paese tramite il ministero degli Esteri Antonio Tajani che l'ha definito "assolutamente inaccettabile". Il titolare della Farnesina ha ricordato che Roma non ha mai fatto venire meno le ragioni del dialogo "sempre importante anche con regimi lontanissimi da noi" ma questo non significa "accettazione passiva dello spettacolo di un regime che reprime con la violenza i suoi stessi cittadini". Per questi motivo il ministro ha convocato alla Farnesina l'ambasciatore iraniano in Italia, Mohammad Reza Sabouri. Lo stesso diplomatico di Teheran, in un'intervista concessa a LaPresse, ha dichiarato che i numeri relativi a morti e feriti nelle manifestazioni è "manipolato ed esagerato dai nemici dell'Iran per aumentare la pressione e distorcere la realtà". Quanto alle trattative diplomatiche - ha aggiunto - i contatti con gli Usa sono in corso "da tempo" e l'Iran "non si è mai sottratto al negoziato, ma ritiene che esso debba essere equo e giusto, basato su interessi e rispetto reciproci". Teheran - in sintesi - "non cerca lo scontro né la guerra nella regione ma è pronto a tutti gli scenari".

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