Iran, la polizia inizia a disertare. E gli Usa alzano i bombardieri
Nel regime iraniano sotto pressione anche la polizia scricchiola. Intanto, le basi militari degli Stati Uniti in Medio Oriente sarebbero in movimento. Nel decimo giorno di proteste consecutive nel Paese, una grande folla si è radunata al Gran Bazar di Teheran e manifestanti hanno intonato slogan contro il regime in altre città. Fragilità interna crescente e deterrenza esterna, dunque, stanno mettendo in crisi gli ayatollah. E il malcontento economico sarebbe emerso anche tra i ranghi della polizia che denuncerebbero stipendi insufficienti, condizioni di vita insostenibili e l'impossibilità di mantenere la famiglia.
Un fenomeno raro nella Repubblica Islamica, aggravato dalla dinamica ricorrente di ritrattazioni forzate successive alle denunce, segnale di pressioni interne. Alcune fonti segnalano la diserzione di alcuni appartenenti alle forze dell'ordine. Tra questi un ufficiale che avrebbe dichiarato la disponibilità «a qualsiasi azione per distruggere la Repubblica Islamica». Anche fonti iraniane non riconducibili alla diaspora parlano apertamente di «erosione» dei ranghi: non diserzione, ma perdita progressiva di motivazione, stress operativo e rischio di cedimento nel medio periodo. È una crepa silenziosa che non avrebbe ancora prodotto fratture visibili, ma che potrebbe incidere sulla capacità dello Stato di sostenere una repressione prolungata senza costi interni.
La diaspora e l'opposizione in esilio hanno colto questo punto di debolezza, lanciando appelli diretti alle forze dell'ordine perché non eseguano ordini repressivi. Una chiamata alla defezione, non la prova che sta avvenendo. I social amplificano il messaggio con video di ritirate tattiche o assenze di intervento, ma si tratta di indizi ambigui: possono indicare prudenza operativa, non necessariamente rottura di lealtà. Intanto, stando a quanto dichiarato da Iran Human Rights, organizzazione non governativa con sede in Norvegia, «almeno 27 manifestanti sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco o altre forme di violenza messe in atto dalle forze di sicurezza in otto province. È stato accertato che cinque degli erano uccisi bambini», ha affermato l'ong aggiungendo che oltre mille persone sono state arrestate. Mentre l'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars riferisce che una folla esasperata, rientrata dal funerale di due manifestanti uccisi durante le proteste, ha preso d'assalto e devastato tre filiali bancarie a Malekshahi.
Negli scontri una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite. Con questi ultimi episodi, il bilancio complessivo delle vittime dall'inizio delle proteste vendita a 36, secondo quanto riporta l'agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency. Sul piano esterno, le parole di Washington hanno alzato la tensione. Minacce esplicite di intervento in caso di massacri hanno provocato la reazione di Teheran, che ha avvertito dei rischi per le truppe Usa nella regione. Ma nelle basi americane, europee e mediorientali ci sarebbe movimento. Sette Boeing C-17 Globemaster III sarebbero atterrati all'aeroporto della Raf di Fairford, in Gran Bretagna, e altri cinque aerei cisterna e alcuni B2 sarebbero partiti dagli Stati Uniti. Si tratta di aerei da trasporto e da bombardamento che potrebbero inserirsi in uno scenario coordinato con Israele contro l'Iran.
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