
Francia, dopo la crisi politica si scatena anche la bufera sociale sul governo Barnier

In piena crisi politica con due mozioni di censura in esame domani al parlamento, sul governo Barnier si abbatte anche una bufera sociale. Gli agenti della pubblica amministrazione hanno indetto per giovedì una giornata di azione e i sindacati un maxi sciopero, minacciando di aprire un nuovo fronte sociale nel mezzo della crisi politica. Si amplia il malcontento nei confronti dei provvedimenti governativi, con questo nuovo braccio di ferro dopo le manifestazioni dei ferrovieri e degli agricoltori, questi ultimi anche sull’accordo Mercosur. Giovedì in Francia sono previste decine di manifestazioni su appello del movimento intersindacale, in particolare a Parigi. Nella capitale, l’incontro si terrà all’inizio del pomeriggio presso il ministero dell’Economia e delle Finanze, da dove un corteo dovrà raggiungere Place d’Italie. Secondo il sito dell’Unsa, uno dei sindacati, in Francia sono stati annunciati una cinquantina di assembramenti. Il sindacato di maggioranza Fsu-Snuipp, ha invece annunciato che gli insegnanti delle scuole «hanno risposto alla richiesta di sciopero delle organizzazioni sindacali» con quasi «il 65% di adesioni» giovedì nelle scuole di «primo grado».

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L’annuncio, a fine ottobre, da parte del governo di un piano di lotta contro l’«assenteismo» dei dipendenti pubblici, che dovrebbe consentire di generare un risparmio di 1,2 miliardi di euro, ha progressivamente teso i rapporti tra i sindacati degli agenti pubblici e il ministro della Funzione pubblica, Guillaume Kasbarian, prima di portare alla rottura del dialogo sociale. I sindacati chiedono in particolare che il ministro rinunci a tre misure che cristallizzano la rabbia: il passaggio da uno a tre giorni di attesa per i dipendenti pubblici malati, la riduzione dal 100% al 90% della retribuzione in caso di assenza per malattia e il mancato rinnovo dell’erogazione di un bonus a sostegno del potere d’acquisto. Questo episodio si inserisce in una sequenza politica tumultuosa dopo che ieri Michel Barnier ha ingaggiato la responsabilità del governo sulla legge per il finanziamento della previdenza sociale, facendo scattare la formalizzazione di due mozioni di censura della sinistra e dell’estrema destra.

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A questa situazione si aggiunge l’incertezza sul bilancio, con il governo ancora alla ricerca di 60 miliardi di euro per raddrizzare le finanze pubbliche e ridurre il deficit al 5% del Pil nel 2025, rispetto al 6,1% nel 2024. La mobilitazione di giovedì dovrebbe consentire di «prendere un’azione forte» dopo «prove di ostilità verso il servizio pubblico», valuta Benoit Teste, segretario generale della funzione pubblica della Fsu, un sindacato molto radicato nel settore dell’istruzione che dovrebbe mobilitarsi con forza. A più di sette mesi dall’ultimo movimento sociale - poco seguito - dei dipendenti pubblici, «giovedì daremo inizio a qualcosa di molto più grande», assicura Luc Farrè, segretario generale della funzione pubblica dell’Unsa, la cui organizzazione ha deciso a metà novembre di non sedersi più negli «organismi di dialogo sociale presieduti dal ministro». Per Solidaires, l’ipotesi di una censura governativa entro giovedì «non cambierebbe nulla per la manifestazione e lo sciopero», perché «se cade il governo, e questo resta soggetto a riserve, questo ci permetterà di mostrare determinazione affinchè il prossimo governo garantisca che gli agenti non vengano sacrificati», ha stimato Gaelle Martinez, segretaria generale del servizio pubblico Solidaires. L’ampio movimento intersindacale registra tuttavia un grande assente, Force Ouvrière (Fo), il primo sindacato rappresentativo dell’intero servizio pubblico. Pur sostenendo le rivendicazioni, Fo non ha aderito alla mobilitazione nazionale del 5 dicembre, affermando di essere favorevole a uno sciopero rinnovabile di tre giorni il 10, 11 e 12 dicembre, in «convergenza» con altri settori. Sempre oggi la Cgt ha annunciato due giorni di sciopero nel settore portuale, il 9 e il 10 dicembre.
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