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alta tensione

Medio Oriente, l'Iran promette vendetta: incubo escalation

Scontro a distanza fra Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu. Il presidente turco, nel contesto della guerra a Gaza, parlando ad Ankara ha paragonato il premier israeliano ad Adolf Hitler. «Abbiamo visto i campi nazisti di Israele negli stadi, giusto?», ha detto Erdogan in riferimento a un video trasmesso dalle tv turche che mostra soldati israeliani in uno stadio di Gaza con uomini seminudi. «Che cos’è questo? Ricordate che parlavano di Hitler in modo strano? In cosa siete diversi da Hitler?», ha chiesto. La risposta di Netanyahu è arrivata a stretto giro: «Erdogan, che sta portando avanti un genocidio dei curdi e tiene in carcere un numero record a livello mondiale di giornalisti che si oppongono al suo governo, è l’ultimo a poterci predicare la morale».

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La polemica fra Israele e Turchia giunge mentre sul campo l’offensiva di terra di Israele a Gaza si estende ai campi rifugiati palestinesi nel centro della Striscia e mentre crescono i timori di un’estensione del conflitto a livello regionale, in particolare dopo il presunto raid israeliano di Natale in cui è stato ucciso in Siria un alto consigliere dei Pasdaran iraniani, il generale Seyed Razi Mousavi. «L’Iran si riserva il diritto legittimo e intrinseco, ai sensi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, di rispondere con decisione» a Israele, ha affermato l’ambasciatore iraniano all’Onu, Saeed Iravani, in una lettera al segretario generale Antonio Guterres. E un portavoce dei Guardiani della rivoluzione ha dichiarato che la risposta di Teheran «sarà una combinazione di azioni dirette e del fronte della resistenza». Alla luce dell’estensione degli attacchi nel centro della Striscia, migliaia di palestinesi sono fuggiti verso Deir al-Balah e Rafah, ma è di almeno 20 morti secondo il ministero della Sanità di Gaza il bilancio di un raid aereo che a Rafah ha colpito un edificio residenziale vicino all’ospedale di Al-Amal; e un attacco con droni ha colpito anche il campo profughi di Nur Shams, in Cisgiordania, provocando 6 morti.

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Si è poi registrata una rara divergenza d’opinioni in pubblico fra Hamas e i Guardiani della rivoluzione iraniani a proposito del massacro del 7 ottobre. Un portavoce dei Pasdaran ha dichiarato che «Alluvione Al-Aqsa», cioè l’attacco di Hamas nel sud di Israele da cui è scaturita la guerra a Gaza, è stato una delle risposte «intraprese dall’asse della resistenza contro i sionisti per il martirio del maggiore generale Soleimani», un riferimento all’uccisione del comandante della Forza Quds della stessa Guardia rivoluzionaria, il generale Qassem Soleimani, avvenuta in un raid Usa in Iraq il 3 gennaio del 2020. Una versione respinta poco dopo da Hamas, che in una dichiarazione ha affermato che «tutti gli atti di resistenza palestinese giungono in risposta all’occupazione sionista e alla sua continua aggressione contro il nostro popolo e i nostri luoghi santi». In questo contesto il segretario di Stato Usa Antony Blinken, secondo quanto riporta Axios, tornerà la prossima settimana in Medioriente.

La notizia giunge dopo che martedì Blinken ha incontrato a Washington un inviato di Netanyahu, il ministro israeliano per gli Affari strategici Ron Dermer, che ha anche visto il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan. Blinken dovrebbe arrivare in Israele venerdì della prossima settimana e poi fare tappa anche in Cisgiordania, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Si tratterà del quarto viaggio di Blinken in Medioriente e della sua quinta visita in Israele dall’inizio della guerra.

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