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Russia, ammissione del massimo esperto: “Wagner? Nessuno di noi sta capendo la realtà”

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La comunità degli analisti specializzati nell’osservare gli sviluppi interni in Russia non ha ancora capito come interpretare «il bizzarro golpe di Yevgeny Prigozhin». Lo ammette candidamente il più ascoltato osservatore degli apparati di sicurezza, Mark Galeotti, alla UCL School of Slavonic and East European Studies per cui comunque queste ore hanno dimostrato la «crescente incapacità del regime di Vladimir Putin di risolvere le crisi». Ne sono un sintomo e un ulteriore acceleratore. 

 

 

Le «36 ore di pura sorpresa» iniziano venerdì quando Prigozhin, che è a tutti gli effetti «una creatura di Putin», annuncia il bombardamento con missili, da parte dei militari regolari, contro i suoi mercenari e la sua «marcia per la giustizia». Il giorno dopo, le sue forze prendono il controllo di Rostov e Voronezh e si avvicinano a Mosca. Si tratta di non più di poche migliaia di uomini, 4mila a 200 chilometri dalla capitale, non tutti i mercenari della Wagner. Ma un accordo viene raggiunto, grazie alla mediazione di Aleksandr Lukashenko. Prigozhin a oggi non è ancora andato in Bielorussia, come previsto dall’accordo raggiunto. Ma l’escalation non c’è stata. Forse anche perché non ci sono state le defezioni di massa dalle forze regolari a quelle della Wagner su cui Prigozhin contava. E gli esperti brancolano nel buio, lanciando le più disparate ipotesi.

 

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