Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Migranti dalla Tunisia e Libia in Europa: "Quasi ottocentomila"

Francesca Musacchio
  • a
  • a
  • a

Tra le 500 e le 800mila persone. Sono le stime sui possibili arrivi di migranti nei prossimi mesi da Libia e Tunisia. Il numero di coloro che al momento spingono per arrivare in Europa, e che si trovano già in parte nei due paesi nordafricani, non è quantificabile con precisione. Gli analisti dell’intelligence parlano di «movimenti» che si registrano nell’area di riferimento e che contemplano anche coloro che spingono per entrare in Libia e Tunisia. E non tutti coloro che si introducono illegalmente nei due paesi vengono intercettati dalle autorità locali. Anzi, spesso riescono a sfuggire ai controlli.

Sabato la Guardia nazionale tunisina ha annunciato di aver arrestato 52 persone provenienti da vari Paesi dell'Africa subsahariana per essersi introdotte illegalmente nel paese attraverso il confine con l’Algeria. Ma i due Paesi, in profonda crisi economica e politica, non riescono a gestire le pressioni sui rispettivi confini dove spingono prevalentemente migranti provenienti dall’Africa subsahariana, ma non mancano anche bengalesi, pakistani e persone di altre nazionalità che sfruttano la rotta del Mediterraneo per entrare illegalmente in Europa.

Ma ciò che preoccupa particolarmente il governo italiano, al momento, è la Tunisia dove la profonda crisi economica rischia di innescare una bomba migratoria enorme. Negli ultimi giorni, il ministero dell’Agricoltura, delle risorse idriche e della pesca ha anche anche approvato un piano di razionamento dell’acqua per far fronte alla carenza idrica nel Paese. Da qui la necessità di trovare una soluzione al problema che sembra condivisa anche dall’Ue, da sempre latitante nella gestione dei flussi migratori che arrivano in Italia. Adesso, però, potrebbe aprirsi uno spiraglio.

«La Tunisia è un Paese che ha bisogno di collaborazione e di stabilizzare l’economia perché sia la sfida economica che la sfida migratoria la stanno mettendo sotto pressione», ha detto Paolo Gentiloni, commissario Ue, al Forum Ambrosetti a Cernobbio. Il punto fondamentale sono proprio i soldi che il Fondo monetario dovrebbe dare a Tunisi (un nuovo prestito di 1,9 miliardi di dollari) ma che, al momento, sono bloccati per le mancate riforme messe in campo dal Paese.

Su questo Gentiloni ha lasciato intendere che qualcosa potrebbe sbloccarsi: «Sul piano economico la collaborazione consiste innanzitutto nel rendere possibile la conclusione del programma del Fondo monetario entro il mese di maggio. C’è ancora un punto del negoziato su cui è utile, se possibile, dare una mano, perché poi attaccata al programma del Fondo monetario potrebbe arrivare l’assistenza finanziaria dell’Unione Europea, che sarebbe molto consistente, e poi anche di singoli Paesi, come la Francia e l’Italia che hanno ipotizzato, se ci sarà il programma del Fondo e l’intervento europeo, di aggiungersi».

Anche la Francia, infatti, sembra interessata alla questione tunisina, soprattutto per contenere l’esodo che dall’Italia, inevitabilmente e nonostante i respingimenti al confine con il nostro Paese, si riversa verso Parigi. Il ministro degli Esteri francese, Catherine Colonna, ha infatti chiesto.

Dai blog