L’Iran ha annunciato di aver giustiziato il primo prigioniero ufficialmente condannato per un presunto crimine in seguito alle proteste organizzate nel paese dopo la morte della giovane donna curda Mahsa Amini, che si trovava in custodia della polizia iraniana per non avere indossato correttamente il suo hijab. Il prigioniero, Mohsen Shekari, è stato condannato per aver ferito «intenzionalmente» una guardia di sicurezza con un lungo coltello e bloccato una strada nella capitale, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Tasnim, ed è stato impiccato questa mattina. Le autorità iraniane hanno rigettato il ricorso dell’avvocato del prigioniero, ritenendo che «non sia né valido né giustificato», in quanto ritengono che si sia reso colpevole di «crimini di guerra» bloccando la strada, minacciando con le armi e affrontando gli agenti. La Corte Suprema dell’Iran - che ritiene che le azioni del manifestante siano state un «esempio di ipocrisia» - ha approvato la sentenza stamattina e le ha dato esecuzione. I magistrati si basano su presunte dichiarazioni di testimoni dell’accaduto, i quali avrebbero assicurato che i presenti erano molto spaventati dalla presenza del manifestante armato. Il portavoce del Dipartimento di Giustizia, Masoud Setayeshi, ha spiegato che per lo stesso reato altre undici persone, tra cui tre minorenni, sono state condannate a «lunghe pene detentive», secondo l’agenzia Isna.
Iran, lo struggente messaggio di Alessia Piperno alla compagna di cella condannata a morteIl Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato l'essecuzione con una dichiarazione su Twitter: «In Iran la prima condanna a morte di un manifestante dall’inizio delle proteste è un punto di non ritorno. L’Italia e il suo governo esprimono forte condanna. Continueremo in ogni sede, con le nostre pressioni diplomatiche, a difendere la libertà e i diritti umani violati da Teheran».
Iran, tragica fine per Mohsen Shekari: impiccato per le proteste contro il regimeIntantono emergono particolari agghiaccianti sulla repressione del dissenso. Le forze di sicurezza iraniane prendono di mira le donne durante le proteste anti-governative colpendole al volto, al seno e ai genitali. È quanto riporta il Guardian in esclusiva, riferendo di avere intervistato medici in tutto il Paese. La testata britannica riporta che medici e infermieri, che curano i manifestanti in segreto per evitare l’arresto, hanno detto di aver osservato per la prima volta questa pratica dopo aver notato che le donne arrivavano spesso con ferite diverse da quelle degli uomini, che più comunemente arrivavano con proiettili a pallini alle gambe, ai glutei e alla schiena. Il Guardian ha parlato con 10 medici professionisti che hanno messo in guardia sulla gravità delle ferite che potrebbero lasciare centinaia di giovani iraniani con danni permanenti: colpi agli occhi di donne, uomini e bambini sono particolarmente comuni. Un medico della provincia centrale di Isfahan ha affermato di ritenere che le autorità abbiano preso di mira uomini e donne in modi diversi «perché volevano distruggere la bellezza di queste donne».
