spiragli di pace

Negoziati Russia Ucraina, il piano Usa: "Prendere Kherson e poi..."

Giada Oricchio

La guerra in Ucraina vicina a una svolta? Gli alleati del presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbero un piano per una trattativa con Putin. Il quotidiano “Repubblica” riferisce di alcuni rapporti riservati tra Washington e Bruxelles in cui gli strateghi spingono affinché la resistenza di Kiev arrivi fino alle sponde del Dnipro per proporre “un cessate il fuoco da una posizione di forza” nel Donbass.

Il corrispondente Claudio Tito scrive che Kherson è una città simbolo: decisiva per l’accesso al mare e fondamentale per il controllo delle risorse idriche e per il trasporto fluviale. Riconquistarla significherebbe cambiare il verso del conflitto: “Trattare. Anche nel breve periodo. Quando la posizione di vantaggio sarà evidente. Dopo la riconquista della città meridionale di Kherson, dove si sta combattendo una delle battaglie più dure contro l’esercito russo. (…). Battere l’esercito russo in una delle più importanti porte d’accesso al Mar d’Azov e alla Crimea può significare la concreta possibilità di intavolare un primo vero negoziato con Mosca. Nei rapporti che circolano tra i responsabili dell’Alleanza Atlantica e gli interlocutori dell’Ue, infatti, si parte da un presupposto: le armate russe sono ormai sotto pressione. La loro reazione si concentra in via difensiva sulla distruzione delle infrastrutture, sulla costruzione di una tripla linea di trincee e sull’uso di barriere naturali come il fiume Dnipro”.

  

Il messaggio degli Usa al governo ucraino è chiaro: se e quando Kherson sarà riconquistata, Zelensky deve aprire a una mediazione. Consolidati alcuni capisaldi strategici, ribaltate le sorti dell’invasione e “con il coltello dalla parte del manico” si può discutere: “Anche per questo Washington e la Nato hanno confermato a Zelensky il prossimo invio di altri missili con una gittata capace di inibire l’azione dei droni di costruzione iraniana. Altre armi, dunque, arriveranno a Kiev proprio con l’obiettivo di raggiungere il traguardo di Kherson” sottolinea il giornalista.

Due sono i rischi da evitare: la mossa disperata del ricorso alla bombe nucleari tattiche da parte di una Russia sull’orlo dell’umiliazione e la sconfitta totale di Putin perché “consegnerebbe il controllo della Federazione alla Cina. Sarebbe come passare dalla padella alla brace. Meglio, dunque, un leader ostile ma ammaccato e indipendente da Pechino”. Infine, nel retroscena si legge che le elezioni di midterm in America avranno un peso, che non è ancora saltato il colloquio Biden-Putin al G20 di Bali e che di fatto la guerra è entrata in una fase nuova grazie a una sorta di “convergenza parallela” degli interessi di Cremlino e Casa Bianca.