russia-ucraina

Joe Biden avverte Putin: "La guerra nucleare non può essere vinta"

Angela Barbieri

La Russia ha «violato la Carta dell'Onu» invadendo «un suo vicino» e mettendo in atto una «guerra brutale» che vuole «estinguere il diritto dell'Ucraina ad esistere come Stato». Sono chiare le parole di Joe Biden nel suo intervento davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

  

Il presidente americano conferma il sostegno incondizionato a Kiev e definisce la minaccia nucleare lanciata da Vladimir Putin un atto «spericolato e irresponsabile» perché la guerra con l'utilizzo di armi atomiche «non può essere vinta e non deve essere mai combattuta». Secondo la Casa Bianca anche la crisi alimentare globale è causata dalla Russia, mentre il referendum annunciato dalle autoproclamate repubbliche del Donbass e dalle regioni di Kherson e Zaporizhzhia attualmente sotto il controllo dei filorussi è semplicemente «una farsa». Una situazione di escalation per cui Washington precisa di non essere in guerra contro la Russia. «No, non lo siamo affatto», argomenta il portavoce della Sicurezza nazionale Usa, John Kirby.

 

La Russia «è in guerra in Ucraina», aggiunge precisando che gli Usa prendono «molto seriamente» la minaccia nucleare di Putin avvertendolo delle «conseguenze gravi» alle quali andrebbe incontro qualora decidesse di ricorrere all'arma atomica. Per Kirby, comunque, il discorso del leader del Cremlino è «sicuramente un segno di difficoltà» da parte del presidente di una nazione che «ha subito decine di migliaia di vittime, ha problemi di comando e controllo, un terribile morale delle truppe, problemi di diserzione e sta costringendo i feriti a tornare a combattere».

 

Tutto il fronte occidentale è compatto contro Mosca. Tanto l'Unione Europea quanto il Regno Unito sono nettamente al fianco di Kiev. Proprio sulla risposta all'invasione russa dell'Ucraina verterà il discorso della neo premier di Londra, Liz Truss, all'Assemblea dell'Onu. La leader dei conservatori parlerà di un impegno «totale» da parte del Regno Unito e della volontà «insieme ai nostri amici e alleati» di combattere «per la libertà, la sovranità e la democrazia». Nel corso della sua permanenza a New York la prima ministra ha incontrato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con la quale ha convenuto che la decisione di Putin di indire la mobilitazione parziale è «un segno che l'invasione russa sta fallendo». Un'unità di intenti messa nero su bianco pure da Mario Draghi. Nel suo intervento del 20 settembre, nella notte italiana fra martedì e mercoledì, il presidente del Consiglio ha ribadito che «anche nei prossimi anni, l'Italia continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della Nato, aperta all'ascolto e al dialogo, determinata a contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale». Nel tardo pomeriggio americano, infine, si collegherà con New York il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Grande attesa per le sue parole dopo che, in un'intervista alla Bild, ha parlato di un Putin che, tramite la mobilitazione parziale, vuole «affogare l'Ucraina nel sangue», anche in quello «dei suoi stessi soldati».