Olivia Podmore, il sospetto sulla causa della morte: "Poteva essere evitata"
La ciclista Olivia Podmore è morta a soli 24 anni nella sua casa di Cambridge, nel nord della Nuova Zelanda. Aveva rappresentato il suo paese alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016. Una tragedia che scuote tutto il mondo dello sport per la pressione mentale cui sono sottoposti gli atleti di alto livello.
Sono stati i familiari della giovane atleta a dare la notizia senza fornire ulteriori dettagli. Non si conoscono le cause ufficiali della morte, ma si sospetta il suicidio. I tabloid britannici hanno evidenziato che la Podmore, argento nella velocità a squadre e bronzo nella cronometro ai Mondiali juniores nel 2015, è deceduta poche ore dopo aver pubblicato un post (poi cancellato) sul proprio account Instagram in cui raccontava la lotta anche psicologica cui si è costretti quando si fa sport agonistico: “Lo sport è uno sbocco straordinario per così tante persone, è una lotta, ma è così gioiosa. La sensazione quando vinci è diversa dalle altre, ma la sensazione quando perdi, quando non vieni selezionato nemmeno quando ti qualifichi, quando sei infortunato, quando non soddisfi le aspettative della società come possedere un casa, matrimonio, figli, tutto perché stai cercando di dare tutto al tuo sport, anche questa è diversa da qualsiasi altra”.
Disagio, delusione e sofferenza per non essersi qualificata alle Olimpiadi di Tokyo. Gli amici erano preoccupati per lo stato mentale della ciclista e un ex collega, Eddie Dawkins, ha puntato il dito contro la federazione ciclistica neozelandese sostenendo che “questa morte poteva essere evitata”.
"L'occhio è caduto in acqua". Il racconto choc del nuotatore inglese, dramma alle Olimpiadi
La tragedia di una vita spezzata in così giovane età mette in luce la scarsa attenzione del mondo sportivo verso il benessere psicologico delle atlete di altissimo livello e richiama alla mente altri due casi, quello della tennista Naomi Osaka che è uscita allo scoperto dichiarando di aver sofferto di depressione dallo Us Open 2018 in poi e quello della ginnasta americana Simone Biles che si è ritirata dalla maggior parte delle gare durante le ultime Olimpiadi in Giappone a causa “dei demoni in testa” cioè dei “twisties”, sensazioni di vuoto come galleggiare nello spazio e perdita di consapevolezza della propria presenza.
Dai blog
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo
Geo-podcasting, ecco la realtà aumentata con suoni e voci