Battisti, la rabbia degli italiani a Rio
Comitati e associazioni si appellano al presidente Temer: "Non ripetere l'errore di Lula da Silva, nessun soccorso rosso all'assassino"
Rabbia e indignazione. Più scorrono le immagini e le dichiarazioni di Cesare Battisti – vuoi con il brindisi-sfida,vuoi con le ultime provocazioni sul «non sono un rifugiato, sono un immigrato con un visto permanente» - e più la comunità italiana di stanza in Brasile chiede a granvoce che il territorista dei Pac venga riportato in patria a pagare finalmente per i delitti di cui si è macchiato. Il Tempo ha raggiunto e ascoltato le ragioni di alcuni dei più accreditati rappresentanti degli italiani in Brasile: proprio lì dove il terrorista da anni vive, coperto e coccolato dal «soccorso rosso» internazionale con la complicità di esponenti dell'ex governo di Lula. L'INCUBO PER GLI ITALOBRASILIANI Battisti? «Ormai è diventato un incubo per gli italiani in Brasile». A parlare è Renata Bueno, deputata dei Civici e innovatori eletta nella circoscrizione dell'America Latina. Se il grande accusato è chi ha permesso la permanenza del terrorista («Qui si vive una sensazione di tristezza per tutto ciò che ha fatto Lula») adesso si spera nel nuovo presidente: «A Temer abbiamo chiesto da tempo quali possano essere le modalità per estradare Battisti». L'arresto al confine, paradossalmente, ha reso... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI
Dai blog
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo