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Egitto al voto per la Costituzione

Egitto al voto

Imponenti le misure di sicurezza: oltre 160.000 tra agenti e militari per garantire l'affluenza alle urne

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Sale a otto morti il bilancio degli scontri che si registrano oggi in tutto l'Egitto, in occasione del referendum sulla nuova costituzione. Lo afferma l'inviato della tv satellitare al-Jazeera, che cita fonti mediche locali. L'emittente precisa che metà delle vittime si concentra a Sohag, nell'Egitto centrale. In precedenza, il quotidiano al-Ahram parlava di cinque vittime confermate dalle autorità egiziane: una a Nasser, nel governatorato settentrionale di Beni Suef, tre a Sohag, una nella zona di Nahya a Giza, alle porte del Cairo. Il voto. Si sono aperti alle 9 ora locale i 30.317 seggi allestiti dal ministero degli Interni in tutto l'Egitto per permettere ai 52.742.139 egiziani registrati di votare al referendum sulla Costituzione emendata rispetto a quella redatta nel 2012 dotto la presidenza di Mohammed Morsi. I seggi resteranno aperti fino alle 21 di questa sera e osserveranno lo stesso orario domani. Ingente la presenza delle forze di sicurezza. Il ministero degli Interni ha infatti schierato 200mila poliziotti, 150 uomini dell'unità centrale di sicurezza e 200 del reparto antisommossa davanti ai seggi per garantire la sicurezza delle operazioni di voto. I seggi. Per fare fronte alla "crescente partecipazione" al referendum in corso sulla nuova Costituzione, la Commissione Elettorale Suprema ha deciso di far aprire quattro seggi supplementari: due a Sharm el-Sheikh, nel Sinai, uno a Suez e l'ultimo a el-Obour, sobborgo all'estrema periferia nord-orientale del Cairo. Analogamente, altrove la "grande affluenza" ha reso necessario l'invio di ulteriori magistrati perché sovrintendessero alle operazioni di voto, e di personale amministrativo di rinforzo per velocizzarle, dopo che numerosi elettori si erano lamentati di code e ritardi. La consultazione, la prima indetta nel Paese dopo il colpo di stato militare del 3 luglio scorso, sembrerebbe dunque un successo, com'era negli auspici delle autorità e altresì scontato, stante il boicottaggio proclamato dai Fratelli Musulmani e dagli altri gruppi islamisti. La stessa Commissione ha frattanto smentito che in alcune zone i giudici preposti ai seggi abbiano subito intralci o intimidazioni, come riferito dai mass media vicini all'opposizione. La Commissione elettorale fa inoltre sapere di aver ricevuto segnalazioni da alcuni seggi che le procedure di voto si stavano svolgendo con estrema lentezza e per questo ha inviato altri guidici e funzionari pubblici per assistere quelli già in servizio. La Costituzione. La Carta limita l'applicazione della legge islamica e introduce nuovi articoli rispetto al documento stilato in precedenza, nel 2012 sotto la presidenza dell'islamista Mohammed Morsi, considerati una vittoria dai promotori dei diritti umani. Espande inoltre i poteri dell'esercito in politica. Nel preambolo, la bozza stabilisce che la Carta "continua a costruire un Paese democratico e moderno con un governo civile". La parola civile, nel senso di non religioso e non militare, ha provocato l'opposizione degli ultraconservatori islamisti che la considerano sinonimo di secolare. Inoltre, criticano il fatto che l'espressione usata inizialmente potere civile sia stata cambiata in governo civile per placare la loro rabbia. La nuova Carta mantiene l'Articolo 2, secondo cui i principi della legge islamica, o Sharia, sono la base della legge. La frase è presente in tutte le Costituzioni del Paese dagli anni '70. Elimina però la disposizione dell'epoca Morsi, che precisava in modo più dettagliato i principi che potevano essere usati per applicare una più rigida interpretazione della Sharia. Scompare anche il riferimento al ruolo di al-Azhar, principale istituzione islamica del Paese, nel monitorare la legge. Una clausola chiave conferisce alle forze armate il diritto di nominare il ministro alla Difesa nei prossimi due mandati presidenziali. Questo mette i militari al di sopra di qualsiasi controllo civile per otto anni e rende incerti i poteri del presidente. I gruppi per i diritti umani affermano che la nuova Costituzione non assicuri alcun livello di trasparenza su bilanci e dettagli sull'impero economico delle forze armate, che comprende interessi in edilizia, costruzione di strade, acqua in bottiglia e possesso di terre. I civili potranno ancora essere processati nei tribunali militari, misura introdotta dalla Costituzione dell'era Morsi e fonte di tensione tra i gruppi per i diritti e l'esercito, dopo la caduta di Hosni Mubarak nella rivoluzione del 2011. Il presidente ottiene il diritto di nominare il primo ministro e al Parlamento sono date due possibilità di approvare la scelta. Il periodo limite per la formazione del governo è di 60 giorni. Per la prima volta, il Parlamento ha il potere di rimuovere un presidente eletto e perseguirlo per determinati crimini. I deputati possono togliergli la fiducia e chiedere elezioni anticipate, se ottengono due terzi della maggioranza o dopo un referendum popolare. La Costituzione definisce la libertà di credo assoluta. La Carta del 2012 diceva che la libertà di credo era difesa, ma la libertà della pratica religiosa e la creazione di edifici di culto erano ristrette ai credenti di religioni divine, vale a dire islam, cristianesimo ed ebraismo. Tutte le richieste dei gruppi per i diritti di riconoscere anche le altre fedi sono state vane. Sono proibite le attività politiche o la creazione di partiti politici basati sulla religione, colpendo i movimenti come i Fratelli musulmani e il loro partito Libertà e giustizia, e il partito salafita ultraconservatore al-Nour. Viene garantita l'uguaglianza tra uomini e donne, affermando che lo Stato deve intraprendere le misure necessarie per garantire che le donne abbiano adeguata rappresentanza nei consigli legislativi, ricoprano alti ruoli pubblici e incarichi amministrativi, siano nominate nelle istituzioni giuridiche. È previsto per lo Stato l'obbligo di fornire alle donne protezione contro ogni forma di violenza. Lo Stato è impegnato in tutti gli accordi internazionali, tra cui le convenzioni sui diritti già firmate. Sulla detenzione: gli interrogatori dei fermati devono avvenire entro 24 ore dall'arresto, alla presenza di un avvocato. Il diritto di restare in silenzio è garantito. È previsto il diritto di ricorrere in appello contro un ordine di detenzione davanti a un tribunale, che deve confermarlo entro una settimana oppure è prevista la liberazione. Sono proibiti i trasferimenti forzati, di cui cristiani copti e altre minoranze sono stati vittime a seguito delle tensioni settarie o di piani di espansione del governo.

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