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Bce con la mossa kamikaze: borse su, petrolio in ribasso ma Lagarde prepara tassi più alti

Foto: Ansa

Filippo Caleri
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Imperativo categorico per decisori politici, investitori e cittadini: togliere la cassetta degli attrezzi a madame Christine Lagarde in procinto di prendere una delle decisioni che possono far rimpiangere la devoluzione dei poteri monetari a Francoforte per la creazione dell’euro. Già, retroscena e scenari, e ieri senza filtri anche il membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea Piero Cipollone, annunciano possibili, anzi probabili, rialzi del costo del denaro nei prossimi mesi. Stessa politica già applicata dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina per fermare la corsa dei prezzi causa rincari dell’energia. Stesso errore.

 

 

Sì, perché il caro carburante crea tensione nei prezzi, aumenta l’inflazione, demone che la Eurotower combatte per statuto. Ma la medicina: il rialzo dei tassi, rafforza (così annunciano da tempo tutti gli istituti internazionali) recessione e disoccupazione. Dunque inasprire le condizioni di finanziamento introduce ulteriori elementi recessivi nel sistema già stressato. In parole semplici la politica di Francoforte per domare le fiammate dei listini uccide i consumatori. Semplice ma masochistico e controproducente. E anche contro alcuni insegnamenti economici di base. In questo momento l’inflazione risente dei contraccolpi della crisi di Hormuz, ma il suo decollo a due cifre è ancora lontano. I prezzi, infatti, sono sotto pressione ma le tasche dei consumatori sono più vuote rispetto al 2022. Allora, la causa del carovita non fu dovuta solo ai costi energetici ma in gran parte all’adeguamento al rialzo dei listini della catena distributiva. A certificarlo fu anche la Banca d’Italia. In quel momento la liquidità rimasta sui conti correnti degli europei era molto elevata. Il Covid, negli anni precedenti, aveva compresso i consumi e i fondi a disposizione delle famiglie e delle imprese erano rimasti copiosi. Facile a quel punto per i venditori approfittare per recuperare i ricavi persi negli anni del lockdown. La stretta monetaria contribuì a fermare quel meccanismo ma non fu comunque salutare. Il Pil decelerò per tornare rapidamente nella logica dello zero virgola. In questo caso però repetita non iuvant. La situazione è molto diversa.

 

 

Visto l’impoverimento delle famiglie causa caro carburante sarebbe necessario agire esattamente nella direzione opposta. Dare più ossigeno all’economia per farla ripartire. O comunque consentire di fare debito a tassi calmierati anche allo Stato per consentire di aiutare i ceti in difficoltà. Soluzione semplice. Ma per la legge di Murphy, e comunque contro il buonsenso, non sarà perseguita dalla Eurotower. Cipollone ieri lo ha messo bene in chiaro: «Nel complesso, la situazione attuale sembra discostarsi dalle nostre proiezioni di base di marzo, il che aumenta la probabilità che potremmo dover adeguare i nostri tassi di interesse». Non resta che sperare in Donald Trump. Ieri gli spiragli di pace fra Usa e Iran hanno spinto le Borse in rally e fatto crollare i prezzi del petrolio sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. In fuga prima i listini asiatici, poi gli europei, infine Wall Street dove l’indice S&P 500 ha ritoccato i record. Milano ha toccato massimi da marzo 2000 con il Ftse Mib a 49.696 punti. In decisa flessione anche il gas: ad Amsterdam ha perso il 5,9% appena sopra i 44 euro al megawattora. Ora, se la finanza anticipa sempre gli eventi, la pace sembra sia in dirittura d’arrivo. E con lei la speranza di tornare a momenti di tranquillità economica. Chissà se, di fronte all’evidenza e cioè al rientro dello choc energetico, Lagarde posi la cassetta degli attrezzi. E arrivi all’uscita della Bce, prevista il prossimo anno, senza fare ulteriori danni.

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