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Basta con l'evasione fiscale dei giganti del Web: finalmente Amazon e Facebook pagheranno le tasse

Un tema da sempre delicato e che spesso ha rappresentato un tabù. Ma finalmente qualcosa si muove sul pianofiscale intorno agli stratosferici guadagni dei giganti del web. Lunedì scorso il Consiglio dell’Unione europea ha modificato la direttiva sulla cooperazioneamministrativa, introducendo l’obbligo per i gestori di piattaforme digitali di dichiarare i redditigenerati negli Stati membri dell’Ue. Le nuove regole non scattano da subito ma saranno applicate dall’1 gennaio 2023, e serviranno alle autorità fiscali nazionali per rilevare gli utili su cui determinare le spettanze del fisco. 

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Si discuterà dell’argomento anche nel corso del G20 presieduto dall’Italia, con l’obiettivo di procedere senza strappi né fughe in avanti che potrebbero sollevare conflitti commerciali e contenziosi giuridici. Una delle linee guida elaborate dall’Ocse per l’introduzione di una tassazione dei servizi digitali è proprio quella adottata dal Consiglio Ue. In sostanza, l’obbligo di dichiarare il fatturato Paese per Paese non permetterà più ai grandi gruppi digitali di pagare cifre irrisorie di tasse al fisco. Basti pensare che, secondo un dossier del Centro studi di Mediobanca datato 2020, questi colossi contano su un giro d’affari di oltre un miliardo di euro l’anno, e solo nel 2019 hanno raggiunto profitti per 146 miliardi. In Italia i ricavi sono stati di 3,3 miliardi, ma al fisco sono arrivati solo 70 milioni: 16 da parte di Microsoft, 10,9 di Amazon, 10,5 di Sap, 5,7 di Google, 2,3 di Facebook, e “addirittura” la bellezza di 6mila euro da parte di Netflix. 

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Va ricordato che le tasse si calcolano sugli utili e non sui ricavi, ma il fatto che queste società non siano state finora costrette a rendere noto come sono suddivisi i profitti nei diversi Paesi ha certamente agevolato i loro ingranaggifinanziari. La pratica più diffusa consisterebbe nel trasferimento degli utili nelle filiali domiciliate in Paesi con tassazioni zero o quasi, attraverso operazioni di compravendita di diritti e licenze tra società che appartengono di fatto alla stessa multinazionale. Con queste tecniche definite “ottimizzazionefiscale”, secondo i calcoli del dossier di Mediobanca, tra il 2015 e il 2019 i giganti del web sarebbero riusciti ad evadere la bellezza di 46 miliardi a livello planetario. Una cifra stratosferica, che probabilmente metterebbe a posto i bilanci di diverse nazioni.

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