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Parla Rebernik (Open Fiber): "In due anni spazio per 200 giovani"

"Azienda in espansione. Selezioni aperte". Chi entra può contare su welfare innovativo e su percorsi di crescita ad hoc

Parla Rebernik (Open Fiber): "In due anni spazio per 200 giovani"

«Siamo partiti da zero e oggi siamo 850. E c’è ancora spazio per crescere. Entro la fine del 2019 assumeremo altre 100 persone. E cento nel 2020. Le selezioni sono aperte». Ivan Rebernik direttore delle risorse umane di Open Fiber, azienda incaricata di stendere e gestire la rete in fibra ottica nel Paese, parla a Il Tempo della nascita della società come di un pezzo di plastilina modellata, giorno dopo giorno, negli ultimi tre anni. «Quando siamo entrati in questa sede (nel complesso direzionale sulla via Laurentina all’Eur ndr) i pavimenti erano ancora di cemento, oggi l’età media dei dipendenti è di 37 anni e mezzo, provengono da 100 aziende diverse, e sei su dieci sono laureati, in gran parte ingegneri» aggiunge Rebernik mostrando l’interno del Soc, il centro nevralgico del sistema di controllo costruito attorno a uno schermo stile Nasa che monitora, visualizza e gestisce in tempo reale l’andamento dei flussi di rete che ogni giorno si estende in tutto il territorio. «Nei nostri cantieri ci sono a oggi 13mila persone al lavoro» aggiunge il manager mentre nella sala di controllo operano nello stesso momento decine di giovani che «hanno un contratto stabile e solo opportunità di crescere» chiosa il manager.

In un Paese con disoccupazione cronica sembra quasi un miracolo. Ma ora chi cercate?
«È il momento di inserire altri field manager. Una figura che segue il progetto di cablatura sul territorio e si interfaccia sia con chi realizza la parte tecnica sia con i tanti soggetti che devono dare permessi e autorizzazioni. È un elemento chiave della nostra missione».

Di che dimensione parliamo?
«Di alcune decine di persone che si aggiungeranno a quelle già in campo ogni giorno e che lavorano per connettere oltre 19 milioni di unità immobiliari in quasi tutti gli 8mila comuni del Paese. Quello di Open Fiber è un piano da 6,5 miliardi di euro che contiamo di portare a termine entro il 2023. Oggi abbiamo già completato un terzo dell’opera e stiamo rispettando la tabella di marcia. Quando il completamento della rete sarà ultimato, l’infrastruttura rappresenterà un asset che potrà dare una spinta importante al rilancio della competitività del sistema economico e porterà l’Italia nel futuro digitale».

Cosa deve fare un giovane per lavorare con voi?
«Innanzitutto siamo in rete con le principali università italiane e attraverso questo canale organizziamo tirocini e stage. Partecipiamo ai più importanti Career day e utilizziamo i nostri canali digitali e la pagina Linkedin sulla quale raccontiamo il nostro vissuto. Presto partiremo con un’altra iniziativa».

Qual è?
«Si chiama Linkedin Life. Serve a trasformare le informazioni statiche della pagina, in dinamiche, con l’inserimento di storie e di momenti vissuti in azienda raccontati direttamente dai collaboratori».

Cosa fate per aumentare l’attaccamento all’azienda di tanti giovani?
«Il problema principale era creare identità. L’azienda è stata costituita di recente e non ha una tradizione alle spalle. Così abbiamo coinvolto il 100% della popolazione aziendale chiedendo a ciascuna risorsa di indicare quali valori pensava fossero costitutivi del dna di Open Fiber. Abbiamo raccolto tutte le istanze e poi le abbiamo convertite in comportamenti da seguire. Che non sono rimasti solo parole. Abbiamo appena terminato il primo round di valutazione dei dipendenti sulla base dei valori che ci siamo dati e che abbiamo condiviso».

Quali iniziative avete attivato per il benessere aziendale?
«Abbiamo puntato sul welfare aziendale con una piattaforma digitale di servizi da erogare al personale. Si chiama Open Welfare e consente di trasformare il premio aziendale in benefit che variano a seconda delle esigenze di chi li dovrà utilizzare. Sono servizi che vanno dai corsi di lingua, alle iscrizioni nelle università per i figli dei dipendenti, al rimborso degli interessi passivi dei mutui, ma anche palestre e viaggi per quella parte della platea più giovane. Ogni anno il portale si arricchisce di nuove offerte anche sulla base della segnalazione degli stessi fruitori. L’iniziativa ha avuto un successo inaspettato. L’utilizzo ha segnato livelli da record».

In che termini?
«Nel 2018 la percentuale di persone che ha convertito il premio aziendale è stata pari al 27%. Quest’anno siamo al 46%. Inoltre, per incentivare la conversione totale del premio, l’azienda ha aggiunto un contributo del 15% ai dipendenti che lo hanno cambiato integralmente. Ma non ci siamo limitati a questo, abbiamo pensato anche di dare maggior flessibilità al personale nella gestione familiare con il sistema delle ferie solidali: giorni che i colleghi possono cedere a vantaggio di chi vive situazioni complesse nel proprio nucleo. Insieme a misure a sostegno della genitorialità».

Parliamo di formazione. Cosa fa sul tema Open Fiber?
«Abbiamo un sistema di training professionale che si è concretizzato, a partire dal 2018, in 40 mila ore di formazione erogate ai dipendenti, non solo su argomenti tecnici. Usiamo una piattaforma digitale e abbiamo reso disponibile on demand una buona parte delle normali procedure aziendali. Sono nozioni importanti ma spesso tradotte in manuali sono difficili da consultare. Così le stiamo tramutando in pillole video che spiegano in qualche minuto cosa fare, ad esempio, per gestire crisi a seguito di eventi eccezionali o straordinari. Il training si avvale anche di formule innovative»

Ad esempio?
«Siamo reduci da un’iniziativa chiamata SportLab. Abbiamo invitato quattro campioni dello sport: pallavolo, apnea, corsa e calisthenics che, oltre a spiegare le loro esperienze nel raggiungere gli obiettivi, si sono cimentati nelle loro discipline con i nostri dipendenti. Abbiamo allenato la muscolatura dei nostri valori».

Altre iniziative che stanno partendo?
«In concomitanza con l’ampliamento di alcuni spazi all’interno della sede centrale abbiamo deciso di creare un villaggio di healty food negli spazi esterni dell’edificio. Piccoli food truck forniscono cibo di qualità e a chilometro zero ai dipendenti che hanno la possibilità di mangiare sano ma anche di incontrarsi e di scambiare esperienze lavorative in uno spazio non convenzionale. Sono intanto partiti gli allestimenti di ulteriori aree esterne per permettere ai nostri colleghi di lavorare all’aria aperta. Infine, stiamo lavorando per eliminare la plastica dal nostro ciclo di lavoro. Presto saremo plastic free. Ci consideriamo un’azienda vocata all’ecosostenibilità e con questo progetto elimineremo definitivamente 650mila plastiche monouso ogni anno».

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