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Finmeccanica batte la crisi con l'estero

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dall'inviatoFilippo Caleri FARNBOUROGH (LONDRA) La crisi internazionale tocca anche il settore della tecnologia per la difesa. I governi europei per rimettere a posto i conti pubblici hanno tagliato considerevolmente gli stanziamenti dedicati al comparto. Ma da Farnbourogh (dove ieri si è aperto il salone internazionale dell'aerospaziale) arriva, dalla Finmeccanica, un segnale di speranza: gli ordini per il gruppo italiano cresceranno oltre i 22 miliardi di euro dai 21 contabilizzati a fine 2009. In un'affollata conferenza stampa nello stand che richiama il rosso del colore del marchio aziendale il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini si dimostra ottimista sul futuro, nonostante il fronte giudiziario per la società che guida resti caldo. Già, l'inchiesta dei giudici romani sulla presunta costituzione di fondi all'estero non può passare inosservata. E il vertice dell'azienda di Piazza Montegrappa sgombra subito il campo dalle ombre: «Se l'azionista non ha fiducia in me, me lo deve dire. Per ora ho la fiducia dell'azionista (il Tesoro ndr) e sto dove sto». Dunque nessun impatto sulla gestione industriale della società pubblica. Che anzi dal governo sta ottenendo un importante appoggio per crescere all'estero. Importanti commesse sono arrivate negli ultimi tempi dagli accordi che il premier Silvio Berlusconi ha firmato nelle missioni internazionali. Dalla Libia ad esempio, ma anche più di recente in Brasile e a Panama. Proprio da quest'ultimo stato «potrebbero arrivare a fine agosto importanti novità» spiega Guarguaglini. E con grande probabilità al gruppo italiano potrebbe essere assegnata una commessa cospicua e con un alto valore simbolico: la protezione e la difesa elettronica di un'infrastruttura strategica come il Canale di Panama. La chiave per crescere è dunque quella di compensare gli inevitabili tagli ai budget della difesa in Europa con l'aumento della presenza nei mercati emergenti. India, Brasile e Turchia tra quelli citati. Nel primo il budget per la difesa dovrebbe crescere entro il 2012 del 19% e del 20% nel paese sudamericano. Una scelta quella della internazionalizzazione che il gruppo persegue da tempo con un fitto programma di acquisizioni all'estero e che ha già mutato la composizione della redditività. Nel 2002, il 70% dei ricavi arrivava infatti dal mercato italiano, nove anni dopo la stessa quota percentuale è scesa al 22% a vantaggio degli Stati Uniti (22%), Gran Bretagna (11%) e Resto del Mondo (44%). Ed è proprio dai paesi emergenti che la holding tecnologica si attende nel 2011 il 51% delle commesse. Quanto all'evoluzione del conto economico Guarguaglini ha ricordato che «la crisi internazionale e i tagli ai budget della difesa da parte dei governi impongono cautela e pertanto il 2011 per Finmeccanica dovrebbe essere in linea con il 2010». «Vedere che i governi vogliono ridurre il budget è un segnale negativo ma noi pensiamo che la nostra strategia che punta molto ai mercati extra europei potrà attenuare l'impatto. C'è un allarme generale nelle industrie che sono preoccupate per questi tagli che fanno venire meno i clienti di riferimento. Noi - ha sottolineato il manager - dobbiamo essere molto cauti nei nostri numeri però penso che a gennaio prossimo, quando presenteremo le linee guida per il 2011, queste saranno in linea con quanto fatto fino ad oggi». Ad aiutare a raggiungere questo obiettivo non è mancata la sottoscrizione di una commessa nella giornata di ieri. La compagnia aerea indonesiana Kartika Airlines ha firmato un contratto per acquistare 30 Superjet 100 Sukhoi per 951 milioni di dollari. Alenia Aeronautica con la joint venture Superjet International è partner della casa costruttrice russa.

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