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Il Tesoro mette a dieta il «Grande orecchio»

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Ilministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e il Guardasigilli, Angelino Alfano, mettono a dieta le «grandi orecchie» che spiano criminali e mafiosi su disposizione dei magistrati inquirenti. Un tema delicato perché sono i servizi di intercettazione, spesso, a rappresentare un elemento determinante nelle indagini. Ma la crisi impone una maggiore oculatezza su tutte le voci del bilancio pubblico, ascoltatori di conversazioni inclusi. Così nelle tabelle del ministero di Grazia e Giustizia, approvate nei loro importi dalla legge Finanziaria sprint composta da soli 3 articoli, il capitolo delle «spese di giustizia» (lo stanziamento di risorse destinato al funzionamento dei procedimenti giudiziari: dalle traduzioni, alle indennità per i giudici popolari e alle intercettazioni appunto) che per il 2009 poteva contare su una dotazione complessiva di 474 milioni di euro è stato diviso, nel 2010, in due parti. Una tranche riservata esclusivamente a pagare i fornitori di servizi di ascolto, pari a 179 milioni di euro. E una seconda parte di 328 milioni di euro per tutte le altre attività processuali. La manovra ha complessivamente aumentato le risorse a disposizione del funzionamento del processo: considerando le due poste si arriva a 508 milioni contro i 474 milioni disponibili per quest'anno. Ma considerando il costo storico della spesa per le intercettazioni, che si è sempre posizionato attorno ai 220 milioni di euro (questo il conto stimato da saldare anche nel 2009) il taglio è consistente e vicino al 20%. Nessun intento punitivo nei confronti dei magistrati, spiegano fonti del Tesoro, ma solo la necessità di un maggior monitoraggio di una spesa legata a una forte discrezionalità. Oltre all'esigenza di assicurare una migliore allocazione delle risorse nel bilancio di spesa della giustizia. Parte dei risparmi sono infatti confluiti sul capitolo di spesa per la gestione ordinaria degli uffici: carta, penne e toner per dirla in modo semplice. Per il quale le risorse sono passate da 85 milioni di euro del 2009 a 105 milioni nel 2010. Un aumento che sarà sicuramente salutare a una giustizia spesso lenta anche per la mancanza di strumenti operativi. Anche se l'incremento di fondi darà sollievo agli uffici, però, i tecnici stimano che non saranno sufficienti. Con una postilla. Se lo scudo fiscale e l'acconto di novembre porteranno incassi freschi nelle casse statali non è escluso che la dotazione possa essere rimpolpata con altri 40 o 50 milioni di euro.

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