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Capitalia, respinto il ricorso sull'interdizione a Geronzi

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I legali: un provvedimento irragionevole e illegittimo. Pronti a rivolgersi alla Suprema Corte

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Una decisione illeggittima per i legali, che annunciano l'immediato ricorso in Cassazione. «Avevamo ritenuto irragionevole il provvedimento emesso del Gip di Parma e ancor più irragionevole e illegittimo è il provvedimento del Tribunale di Bologna con il quale è stato rigettato l'appello - spegano i legali di Geronzi, Guido Calvi e Francesco Vassalli - Il procedimento ha peraltro visto la presenza del Pubblico Ministero di Parma e la produzione di nuovi documenti quando ambedue queste scelte sono tassativamente vietate dal nostro sistema processuale». Il 27 gennaio lo stesso Pm aveva depositato gli atti di chiusura indagini (articolo 415 bis) relativi al capitolo Ciappazzi-Parmatour, uno dei filoni minori dell'inchiesta Parmalat e che si riferisce a fatti avvenuti nel 2002. L'interdizione temoranea, che scade il 21 aprile, era stata notificata lo scorso 22 febbraio. L'accusa, sulla base delle dichiarazioni rese da Calisto Tanzi e dall'ex direttore finaziario del gruppo Fausto Tonna, sostiene che Parmalat sarebbe stata costretta a rilevare la Ciappazzi, società siciliana di acque minerali che faceva capo a Giuseppe Ciarrapico, a un prezzo superiore a quello reale per ottenere dall'allora Banca di Roma un prestito di 45 milioni di euro, girato da Parmalat alla Hit, holding turistica di Tanzi. Ma per i legali del presidente di Capitalia - sentito dai Pm di Parma lo scorso 25 febbraio nell'ambito dell'udienza di garanzia - l'operazione rientrava nell'ambito della diversificazione produttiva operata all'epoca da Parmalat e che riguardava anche il settore delle acque minerali e l'entità dell'operazione ai fini di un eventuale concorso in bancarotta fraudolenta era risibile (0,2% del debito lordo di Parmalat).

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