Welfare a misura di nonni e bimbi
Divergenze profonde fra Nord, all'avanguardia, e Meridione
Questa la sintesi della ricerca realizzata dall'Iref (Istituto di ricerche educative e formative), che verrà conclusa entro la fine del 2003, presentata ieri a Bari dalle Acli, che mette a fuoco una prima istantanea del Welfare locale. Il graduale invecchiamento della popolazione, il declino della natalità e il mutamento profondo del concetto stesso di famiglia sono i segni esteriori di una società che cambia. L'indagine Iref ha preso in esame i capoluoghi di regione e di provincia italiani, con l'obiettivo di approfondire lo stato di salute del Welfare all'interno di contesti urbani complessi. La ricerca Iref riporta la spesa sociale pro-capite erogata dai principali comuni italiani nel 2000, e quindi espressa ancora in lire. Si tratta di un indicatore grezzo che indica la propensione a dirottare risorse economiche verso un'ampia gamma di servizi di utilità collettiva: asili nido, ludoteche; centri di ricovero per anziani; trasferimenti economici per i «non abbienti»; assistenza domiciliare alle persone non autosufficienti; servizi alla persona. Sotto questo profilo, l'Italia appare segnata da divergenze profonde. Si possono individuare quattro tipologie regionali sulla base delle politiche di spesa sociale: «città munifiche», «città solide», «città in emersione» e «città fragili». Nel Nord è diffusa la presenza di città «munifiche», centri urbani dove gli amministratori devolvono cifre significative per i servizi sociali: il Trentino Alto Adige (884 mila lire per abitante in un anno), la Valle d'Aosta (630 mila lire), il Friuli-Venezia Giulia (518 mila lire), con valori raddoppiati o triplicati rispetto alla media nazionale (284 mila lire). Le regioni in cui predominano le città «solide», enti locali che erogano in media livelli di spesa medio-alti, sono: Emilia Romagna (353 mila lire pro-capite), Veneto (336 mila lire), Lombardia (331 mila lire), Marche (271 mila), Toscana (269 mila), Liguria (252 mila), Lazio (248 mila) e l'Umbria (246 mila). Dalla ricerca emerge il perdurante divario di sviluppo con il Mezzogiorno. Infatti, gran parte dei comuni del Sud e delle Isole versano in una condizione di svantaggio. Campania (in media 157 mila lire per abitante), Abruzzo (151 mila lire), Molise (141 mila lire), Basilicata (134 mila lire) e Calabria (111 mila lire) hanno come tratto costitutivo la diffusione di «città fragili».
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