WASHINGTON — La ricostruzione dovrà passare sotto la supervisione dell'Onu.
«Riteniamo necessario - si legge nel comunicato finale del vertice - uno sforzo multilaterale a favore della ricostruzione in Iraq e del rilancio della sua economia che coinvolga Fondo monetario e Banca mondiale. Su questo tema siamo a favore di un'ulteriore risoluzione dell'Onu». Una posizione sottoscritta anche dal Governo americano che non giudica contradditoria rispetto a precedenti affermazioni questa scelta. «Una cooperazione internazionale per la ricostruzione dell'Iraq è ritenuta pure da noi cruciale - ha spiegato al termine del summit il segretario al Tesoro Usa John Snow - e il riconoscimento del ruolo dell'Onu non è certo un nuovo punto di vista o un compromesso». Per il ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti «aver inserito l'Onu è un dato di enorme rilievo che apre uno scenario fortemente positivo», ha spiegato. La questione irakena si è intrecciata nel vertice di Washington con le prospettive di ripresa legate alla fine del conflitto. E dal comunicato finale emerge un cauto sentimento di fiducia. Secondo i sette Grandi le incertezze sull'economia si vanno riducendo ma resta ancora una prospettiva di crescita lenta. Per questo c'è l'impegno comune a «perseguire solide politiche macroeconomiche che supportino una crescita sostenibile». Il Fondo stima per l'Italia una crescita del Pil dell'1,1% nel 2003 e del 2,3% nel 2004, esattamente le stesse cifre ipotizzate per Eurolandia. Un cauto ottimismo condiviso anche dal Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. «Il clima sta migliorando e avrà riflessi importanti sulla congiuntura». Giulio Tremonti preferisce invece glissare quando viene sollecitato a dare qualche indicazione in più sui conti pubblici italiani. «Le cifre che inseriremo nella Trimestrale di cassa saranno in linea con le aspettative e i numeri che già girano». Una indiretta conferma di un sostanziale ritocco al ribasso delle prospettive di crescita.
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