Bandiera ressa
Milano – la locomotiva d'Italia – senza un governo amico rischia di frenare. Ne è convinto Beppe Sala, il sindaco del capoluogo lombardo, recentemente azzoppato per i giochi olimpici 2026. Milano è obiettivamente la vera vetrina d'Italia ma il rumoreggiare di Sala svela un lapsus: questo fichissimo esemplare di italiano superiore, autodefinitosi “l'anti-Salvini”, è pronto a uscire dal suo municipio per dimostrare che solo lui, e non altri, potrà salvare l'Italia, la Ue e il Pd dalla barbarie degli inferiori. Come lui, quanto lui – per gemmazione spontanea dal sacro tronco della razza post-comunista – altri ne sbucano di italiani superiori: tutti nel ruolo di “papa straniero” per la sinistra ancora attonita dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo. E come lui, quanto lui, ci sono i Roberto Saviano – anti-Salvini antemarcia – i Roberto Burioni, il vaccinista anti-sovranista, i Beppe Severgnini perfino, per non dire di Asia Argento e di don Ciotti. Tutti civil servant, per dirla con le scuole alte, pronti a salvarci tutti quando però, concluso il settennato di Sergio Mattarella, coerentemente con le persone reali – votato da questo parlamento – al Quirinale ci sarà Paolo Savona (o Marcello Foa).
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