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Da Nabokov a Kubrick 50 anni dopo

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Averedelicatezza e sensibilità capacità di toccare un tema così forte, come la pedofilia, senza volgarità, ma senza rinunciare anche a una necessaria morbosità piena di erotismo. Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Vladimir Nabokov, autore anche della sceneggiatura, uscì comunque con difficoltà, esattamente il 13 giugno 1962 e con il divieto ai 18 anni. E va detto che Nabokov seguì in tutte le sue fasi quest'opera fino alla scelta degli attori, più che fondamentale per un lavoro legato più alle sensazioni, ai gesti, che alle parole. Il vero problema, come era ed è presumibile, fu la censura. Perchè rappresentare l'amore ossessivo del maturo professore Humbert Humbert (James Mason) per la morbosa adolescente Dolores Haze (Sue Lyon), detta Lolita, non era affatto facile (e non lo sarebbe neppure oggi). Tutte le associazioni cattoliche si misero subito in guerra contro questo regista allora trentaquattrenne e Kubrick preferì così lasciare l'America per l'Inghilterra, sperando di avere in Europa una maggiore libertà. Il cast era poi straordinario. Oltre Mason e la Lyon, c'erano Shelley Winters (la vedova Charlotte Haze, madre di Dolores) e Peter Sellers (il subdolo commediografo Clare Quilty). Nonostante Kubrick ci andò insomma con i guanti bianchi e eliminò, in fase di sceneggiatura, l'unica scena più piccante ed esplicita (Humbert che fa l'amore con la vedova Charlotte mentre guarda e si ispira a una foto di Lolita), il film ebbe uno strano quanto prevedibile destino: quello di subire tagli, spesso diversi, in tutti i Paesi in cui uscì. E anche dal punto di vista della critica non andò affatto meglio. Nessun critico, salvo qualche rara eccezione, si arrischiò in una recensione positive verso questo film troppo ai confini dello scandalo. Scena cult di «Lolita» che, come tutti i grandi classici, tiene più che bene il tempo, quella in cui il professore Humbert decide, con un solo lungo sguardo alla ragazza, di accettare una stanza nella casa della vedova Haze.

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