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Gutenberg è ancora vivo

Servono a qualcosa, le grandi kermesse cultural-editoriali che sempre più numerose si addensano, in Italia in Europa e in tutto il mondo, attorno a un prodotto industriale ch'è anche un oggetto-simbolo e alla sua problematica, il libro? Da anni se ne proclama la crisi e se ne annunzia prossimo il coma, mentre si grida a tutti i venti che ne sono pronti gli eredi a cominciare dal cosiddetto e-book. Ma è proprio vero? Risulta sul serio a qualcuno che per esempio nelle nostre scuole i università lo strumento costituito dal libro a stampa, "modello Gutenberg", sia stato sul serio sistematicamente e serialmente sostituito? Del resto, lo stesso si potrebbe dire dei giornali. D'Altronde resta vero che in Italia, non meno di altre grandi nazioni europee, si producono troppi libri ma se ne vendono pochi e meno ancora se ne leggono. Anche nelle grandi esposizioni-fiere, da Parigi al "Salone del Libro" di Torino, gli stands librari vengono visitati con molta discrezione e sono oggetti di modeste vendite, mentre quelli gastronomici vengono presi letteralmente d'assalto e la gadgettistica trionfa. Eppure, le "fiere" sono occasioni di incontri importanti, di dense discussioni, insomma di eventi dei quali si sente sempre più il bisogno ora che la "demobilitazione" della società civile è giunta a livelli di gravità mai finora toccati. A Mosca si svolge ormai da 24 anni - cioè dalla metà degli Anni Ottanta, dal tempo della Perestrojka - una impon ente Fiera Internazionale del Libro: e quest'anno, tra il 7 settembre e oggi, il nostro paese ne è Ospite d'Onore. Difatti, già il 7, all'atto dell'inaugurazione, la poetessa Patrizia Cavalli ha dato lettura, nel "Caffè letterario" del Padiglione Italia, di un suo poema dal titolo Patria. Nei cinque giorni di prosecuzione degli incontri, la presenza di scrittori provenienti dal paese Ospite d'Onore è stata e continua ad essere massiccia e significativa, con un arco di voci che vanno dagli studiosi accademici agli scienziati, ai romanzieri e scrittori impegnati in quella che un tempo si sarebbe definita la "letteratura militante" agli editori. Da segnalare, tra le iniziative collaterali, la bella mostra Le teche dell'identità, alla Biblioteca Nazionale, con la prima edizione del Sidereus nuncius galileiano e alcuni preziosi autografi. Tra i presenti, protagonisti d'interessanti dibattiti, vanno segnalati personaggi come Andrea De Carlo, Sandro Veronesi, Alessandro D'Avenia, Gianrico Carofiglio, Giulio Giorello, Valerio Massimo Manfredi, Sveva Casati Modignani, Serena Vitale. Cito a titolo esemplificativo, in ordine sparso, senza alcuna gerarchia di valore e scusandomi per i molti nomi, anche illustri, che ometto. Mi sembra che queste presenze garantiscano da sole un ampio ed equilibrato giro d'orizzonte della cultura italiana e di alcune delle sue migliori forze intellettuali. Ovviamente, si sono subito scatenate polemiche e ipotesi dietrologiche. Perché questo c'è e quest'altro no, non era meglio invitar Tizio e lasciar fuori Caio, chi sono le fatine cattive che non sono state invitate, chi ha rifiutato di esserci eccetera? Sembra che nessuno calcoli che una trasferta a Mosca non è poi come una gita fuoripoirta, e c'è chi non ha il tempo di metterla in agenda o chi ha già altri impegni; che qualcuno comincia ad avere un'età un po' avanzata e qualcun altro aveva impegno al festival di Mantova o a quello cinematografico di Venezia. Ma, nel complesso, gli organizzatori sono soddisfatti e i moscoviti hanno risposto bene. Del resto, è una cosa vecchia e molto nota: i russi ci amano. Ve lo assicura un vecchio studente dell'Università di Mosca di una quarantina di anni fa: uno che ama la Russia.

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