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«Cos'hai nel cervello?».

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Dettacosì, questa frase potrebbe sembrare offensiva. Non succede, se le parole sono proferite dal professor Giacomo Rizzolatti, che con i neuroni «ci convive». Ne ha parlato all'interno della lectio magistralis «Cos'hai nel cervello?» appunto, a Cortina InConTra, manifestazione ideata da Iole ed Enrico Cisnetto. Lui è direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma e ha lasciato a bocca aperta la platea (compito non facile, soprattutto se si parla di Scienza a dei profani, o magari soltanto a persone giunte sulle Dolomiti per seguire i vivaci dibattiti politici). Il tema trattato era quello dei neuroni specchio: «Questi studi - ha commentato il professore - ci servono per comprendere come arriviamo a capire gli altri, non attraverso un processo di ragionamento logico, ma per imitazione». La loro funzione? Altro che «magica» (così è stata erroneamente definita) «consiste nella ripetizione di un'azione osservata nell'altro». La marcia in più dell'intero convegno è stata la terminologia semplice usata per spiegare argomenti complicati: se si va a ficcare il naso tra le righe di una famigerata enciclopedia on-line e si legge la definizione dei neuroni specchio, si rimane a bocca aperta: «Attraverso studi, si è potuto constatare che i medesimi neuroni attivati dall'esecutore durante l'azione, vengono attivati anche nell'osservatore della medesima azione», pane per i denti per medici e scienziati, queste parole potrebbero risultare ostiche a un uditorio composto da non addetti ai lavori. Ciò non è successo a Cortina. E comunque il professor Rizzolatti (in sintonia con altri studiosi), considera le sperimentazioni sulle scimmie (dopo anni e anni sono arrivate anche quelle sull'uomo) come fondamentali. E da qui a parlare delle grandi scoperte dell'uomo il passo è breve: è proprio grazie a queste azioni-specchio che possiamo imitare (o riprodurre, che dir si voglia), ad esempio una scoperta: «Anche l'innovazione e l'invenzione possono arrivare solo dopo l'acquisizione dell'esistente. Se uno inventa qualcosa di nuovo è necessario che gli altri lo sappiano riprodurre, perché la sua scoperta si trasmetta nei tempi a venire». Sim. Cap.

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