Haiku sussurri e grida
Diciassette sillabe per spalancare il mondo e i sentimenti. Ispirazione miniaturizzata. Il detto non basta mai e dunque meglio prosciugarlo per allargare i confini del non detto: le parole non sono mai sufficienti a testimoniare la verità. L'haiku, la più nobile e antica forma di poesia giapponese, è insieme lieve e pesante. Tanto più leggera di verbo quanto più profonda di significato. Regole ferree per un'arte nata nell'estrema lingua di terra dove fiorisce il loto e i vulcani sono imbiancati. Soltanto tre versi. Il primo e il terzo di cinque sillabe, il secondo di sette. Niente rima, niente congiunzioni. Dunque anche nessun nesso, almeno evidente, fra la terna di righe. Il cuore e la natura, questa sì la prima fonte di ispirazione. L'incipit è spesso il riferimento alla stagione. Sembra una poesia facile, gracile com'è. Ma ci vuole dietro un'anima discreta, leggera come i passi di una geisha. Ci vuole dietro il ritegno, l'orgoglio che in queste settimane la gente del Giappone squaderna nelle riprese che incessantemente le tv rimandano. L'haiku è un'arte diffussima. Sono oltre dieci milioni, il 10 per cento della popolazione, i giapponesi che ne scrivono. Si riuniscono per parlare della loro poesia, dilettanti e no, in gruppi chiamati haijin. Ogni giornale dedica una pagina agli haiku. E dunque i grandi autori di questo genere nato nel secolo XVII sviluppando però una tecnica di tredici secoli prima - Basho, Buson, Issa, Shiki - hanno un'enorme schiera di epigoni. Forte la suggestione nella beat generation. Allen Ginsberg e Jack Kerouac ne composero. Louis Borges ha firmato «I diciassette haiku», Paul Claudel «Cento frasi per ventaglio». In Italia Edoardo Sanguineti ha scritto haiku e Franco Battiato gli ha dedicato una canzone. A Roma la Edizioni Haiku pubblicherà in e-book, scaricabile al costo di 3 euro, opere su questa forma poetica e al terremoto donate da illustratori e artisti. Il ricavato va a Save The Children Italia, per dare aiuto ai bambini rimasti soli (www.edizionihaiku.com).
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