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La versione di Giamatti

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Apoche ore dalla vigilia della notte dei Leoni, la Mostra schiera oggi i suoi ultimi campioni fuori concorso, con «The Tempest» di Julie Taymor (rievocazione shakespeariana in cui Prospero cambia sesso grazie al fascino di Helen Mirren) e «Venezia sei» di Carlo Mazzacurati. Ieri sono intanto fioccate altre polemiche dopo la proiezione della «Barney's Version» di Richard J. Lewis (in concorso), con Paul Giamatti e Dustin Hoffman (assente sul Lido), prodotto da Fandango con Serendipity e distribuito da Medusa. Non era facile mantenere lo spirito del libro del canadese Mordecai Richler e, sebbene il film faccia ridere e commuovere, il risultato non è affatto piaciuto ai tanti appassionati del romanzo. A Giamatti il compito impegnativo ed esaltante di far rivivere il leggendario Barney Panofsky, che non riesce però a rappresentare la cattiveria del libro e il carattere politically incorrect del personaggio, che tuttavia non disdegna commenti sessisti o razzisti. Le battute pepate certo non mancano, grazie anche a Hoffman (nel ruolo del padre poliziotto) al quale viene affidato un feroce discorso ironico sulla noia dei rapporti matrimoniali. Tutto si risolve in una commedia americana, a tratti prevedibile, ricca di scenari yddish, privi di attacchi a femministe e intellettuali di sinistra anni '70 di cui il romanzo prolificava. La Parigi del libro è stata sostituita dal centro storico di Roma (quello più amato dagli stranieri, tra piazza Farnese, piazza di Spagna e Trastevere), con drogati, contesse decadenti e promiscuità sessuale. Ma il regista non fatica a difendersi dalle accuse: «Ho messo al centro la storia d'amore di Barney e Miriam (Rosamund Pike)». Mentre Giamatti sottolinea le sue origini italiane («mio nonno veniva dall'Italia e faceva orologi») ricordando che per Hoffman «il set sembra l'occasione per dire barzellette sporche. Il mio Barney è romantico, frustrato e pieno di ossessioni che lo rendono dolce e bastardo. L'umorismo ebraico c'è, Richler era un scomodo per la stessa comunità ebraica alla quale apparteneva, prendeva tutti in giro». Oltre alle altre due opere in concorso («Drei» di Tom Tykwer e «Road to nowhere», con Franco Nero, film che segna il ritorno al cinema dopo 25 anni del leggendario regista Monte Hellman, famoso per aver scoperto e prodotto «Le iene» di Tarantino)) il cinema italiano ha ieri offerto altre sorprese. A cominciare da Gianfranco Rosi, supervisore della regia di «Un anno dopo», corto (in Orizzonti) che ha dato il via al progetto Memory Hunters dedicato al terremoto in Abruzzo. Passando per il documentario «Dante Ferretti: production designer» di Gianfranco Giagni. Lo scenografo e la set decorator Francesca Lo Schiavo hanno ricevuto il premio Pietro Bianchi del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. L'Oscar Ferretti ha raccontato che «Hugo Cabret» sarà «un grande film», il primo in 3D di Martin Scorsese, in lavorazione a Londra, storia di un orfano dodicenne che vive in una stazione della Parigi di inizio '900. Un altro premio Oscar, Giuseppe Tornatore, è stato poi omaggiato sul Lido, dove ha presentato il documentario «L'Ultimo Gattopardo», su Goffredo Lombardo della Titanus. Se il figlio Guido ha annunciato il remake per la Rai di «Poveri ma belli» (di Dino Risi) e un film tv in due parti sul poeta romano Trilussa, Tornatore ha sottolineato che «è un vero scandalo» se i giornalisti stranieri vedono poco i film italiani alla Mostra. Per il regista di «Baarìa», la grande quantità dei film italiani di questa edizione smentirebbe poi il ministro Brunetta: «Lui dice che noi siamo fannulloni, invece non è vero considerando che in questo festival si fanno tante pellicole». Altri riconoscimenti sono stati assegnati in laguna: a Celestini è andato il premio Fondazione Mimmo Rotella; a Vittoria Puccini quello dell'Oreal, mentre il ministro Mara Carfagna ha dato il premio Pari Opportunità a «La Venere nera» di Kechiche; il francese Bertrand Blier, con Le «Bruit des Glacons», ha vinto il Label Europa Cinemas delle Giornate degli Autori e Quentin Tarantino con Tilda Swinton hanno finalmente ritirato i Nastri d'Argento europei. Mentre i Leoncini Agis scuola sono per «Miral» di Schnabel e per «La versione di Barney».

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