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Emigreremo in altri pianeti

Emigreremo in altri pianeti

Un fotogramma di Guerre stellari di George Lucas

Più scienziato o più romanziere Stephen Hawking, l'astrofisico britannico inchiodato sulla sedia a rotelle dall'atrofia muscolare? Certamente catastrofista, lui che ha elaborato celeberrime teorie sulla gravità, ripartendo da Einstein. Il sessantottenne professore di Cambridge ritiene infatti inevitabile una nuova impresa colonalista, da perfezionare nel corso dei prossimi due secoli. Non il piano di questa o quella nazione in preda a delirio di onnipotenza. Ma dell'intero genere umano. Costretto a invadere il cosmo, causa sovraffollamento e penuria di risorse. Ed è l'ipotesi più tranquillizzante. Perché Hawking ha comunicato tramite il sito internet «Big Think» che potrebbe spingerci a levare baracca e burattini qualche disastrone. Ecologico o militare lo scienziato non ha spiegato bene. Ma pare propenda per la catastrofe politica. «Vedo un grande pericolo per l'uomo - ha profetizzato - Nel passato ha corso rischi molto gravi, come nel 1963, con la crisi dei missili a Cuba».


Certo Hawking è un'autorità. C'è perfino un asteroide con il suo nome, il «7672 Hawking». E però lo scenario disegnato tocca maggiormente la letteratura di fantascienza che la speculazione fisico-matematica. Insomma, ci sono dietro più certe pagine di Asimov o di Bradbury che l'obiettiva previsione della fine che faremo verso l'Anno Domini 2.200. Anche Isaac Asimov, narratore con all'attivo anche decine di pubblicazioni scientifiche (sicché a pieno titolo si fregia pure lui di un asteroide a suo nome, il «5020 Asimov») era preoccupato dal sovrappopolamento della Terra. Addirittura, ha lanciato accorati appelli per un programma di controllo delle nascite, evocando le prospettive di personaggi come Malthus, non proprio in linea con il suo convinto sostegno al Partito democratico statunitense. Così in «Abissi d'acciaio» immagina il mondo soffocato da gigantesche metropoli di metallo. E in «Fondazione» descrive il pianeta Trantor abitato da 40 miliardi di persone. Altro che il nostro, che dovrà attendere il 2050 per toccare i 9,2 miliardi di individui. Scenari inquietanti, un'umanità senza controllo. Gli stessi che il cinema tradusse poi nella saga di «Guerre Stellari», nella quale l'impero galattico ha una capitale di lamiere che pullula di abitanti peggio di un formicaio.


Ma al nodo della sovrappopolamento Asimov - che nel 1945 fu mandato da soldato semplice a Honolulu e dunque assistette al primo esperimento atomico del dopoguerra - diede risposte positivistiche e pragmatiche, come l'uso della energia nucleare per scopi civili. E quando ipotizzò l'iper Stato si disse pure convinto che nel cosmo esistessero altre forme di vita intelligente. È quasi uno slogan l'attacco del suo «Civiltà extaterrestri» del 1979: «La domanda è: siamo soli?». Ovviamente la risposta era affermativa, anche se esagerata nel computo: esisterebbero 390 milioni di pianeti, tra il nostro e gli altri sistemi solari, con presenze tecnologiocamente e culturalmente evolute. Non le intercettiamo perché sono troppo distanti. Asimov non teme però gli incontri ravvicinati. Il pessimista Hawking, abituato a ragionare di buchi neri, sì. «Evitare qualsiasi contatto con gli extraterrestri, le conseguenze potrebbero essere devastanti», ammonisce l'autore di «La breve storia del tempo», di nuovo apocalittico. È pur vero che varcare l'atmosfera terrestre in qualche modo «stranisce».

 
Yury Gagarin, il primo viaggiatore dello spazio, molti anni dopo l'avventura col missile confessò di aver sentito, mentre era in orbita, «inquietanti presenze invisibili» oltre a latrati di cane e pianti di neonato. E subito è stato evocato il fantasma della cagnetta Laika, quattrozampe-cavia, nel 1957 spedita nel cosmo dai compagni del Cremlino e mai più tornata indietro. Ma altri astronauti hanno raccontato di strani effetti collaterali. «Pensavo di essere un dinosauro e di muovermi con le mie grosse zampe su un pianeta sconosciuto», l'ammissione di un altro ex sovietico, Serghei Cricevski. Sono passati cinquant'anni dall'euforia dell'esplorazione dello spazio. Adesso la Nasa centellina le risorse e i russi da decenni non spediscono lassù cosmonauti. E però prende vigore il tour spaziale. Richard Branson, patron dell'etichetta discografica «Virgin», farà volare nel 2011 una navicella capace di trasportare sei passeggeri. Il giro costa 200 mila dollari, all'incirca 130 mila euro. Ovviamente a testa. Se ci intriga tanto la meta più esotica, converrà davvero colonizzare il cosmo.

 

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