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Il film anti-Berlusconi? Per la rete è un flop...

Videocracy, il film di Erik Gandini presentato a Venezia

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Videocracy, il documentario sulla cultura televisiva italiana, destinato a fare scalpore alla 66° Mostra del Cinema di Venezia diretto da Erik Gandini, e accolto con clamore nelle sale, ma più freddamente dai commentatori dei blog. "Mi aspettavo di più, il trailer mi aveva colpito ma il documentario è noioso", incalza liberocaffe.it che pone l'accento sul linguaggio utilizzato dal regista italiano "trapiantato" in Svezia da ventt'anni: non funzionano le "pause che vorrebbero far nascere ogni volta una profonda e scandalizzata opinione al telespettatore". "Troppo, troppo lento" e soltanto "propagandistico" sono commenti ricorrenti che rafforzano i dubbi delle recensori dei blog, che non saranno Mereghetti ma consentono di tastare il polso dei fruitori della settima arte. E il clima che si avverte è quello di un bailamme pubblicitario ingiustificato per un'opera alla fine deludente. Francesca Benocci nota che "eccetto qualche bella immagine e qualche buona inquadratura, il film è caotico anche dal punto di vista visivo" e l'unica novità, a suo dire, di rilievo, è "il nudo integrale del signor Fabrizio Corona". Naturalmente le opinioni e le critiche sono molteplici, e positivo è il giudizio dell'influente  Cineblog che rivendica che il film è "girato quasi come fosse un film horror" e "diretto e montato in modo perfetto da lasciare inquietati". E inoltre al botteghino l'evento speciale alla Mostra delle giornate degli autori e della settimana della critica procede a vele spiegate, tanto che la Fandango, che distribuisce il documentario uscito venerdì scorso, ha deciso di aumentare le copie a oltre ottanta.   Per Giancarlo Zappoli, critico cinematografico e direttore del portale Mymovies.it, nel giudizio gioca un ruolo cruciale la natura del pubblico, dal momento che Videocracy è stato fatto su misura per un pubblico internazionale che conosce poco i personaggi raccontati, come Lele Mora. Per Zappoli, infatti, "è un film che funziona per il pubblico estero ma per quello italiano risulta un lavoro superficiale, è chiaro che qui da noi le sappiamo a memoria tante cose". 

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