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Dina D'Isa d.disa@iltempo.it<br/> <br/> Grande amico della ...

Tanti gli aneddoti che donna Assunta Almirante racconta con emozione, ricordando i momenti trascorsi con Covelli.
«Abitavamo in via Quattro Fontane e Giorgio chiudeva sempre le finestre, anche d'estate, per evitare il rumore - ricorda - E per giunta rimaneva sempre in giacca e cravatta. Allora Alfredo gli diceva: "Giorgio due cose ti invidierò sempre, la moglie e il fatto che non sudi mai". Con Alfredo eravamo rimasti amici anche dopo la scissione causata da alcuni del partito nel 1976. La domenica andavamo sempre a messa a piazza Euclide. E poi c'era il rito dell'aperitivo. In chiesa, Alfredo, appena finita la messa, si avvicinava ad ogni altare per accendere una candela. E io spazientita gli dicevo: "Alfre' hai finito?". Lo faceva per ricordare i morti: lo stesso pensiero riservò a Giorgio, da quando morì accese una candela per lui ogni giorno. Era un uomo brillante, un monarchico vero, dedito alla famiglia e a sua moglie Elvira, una donna ritirata che non amava la vita mondana. Con me Alfredo chiacchierava moltissimo. Spesso eravamo ospiti del comandante Achille Lauro e si preoccupava per me, perché io mangiavo pochissimo. Allora chiedeva altre pietanze e io gli davo dei calci sulle ginocchia sotto il tavolo».
Oltre al ritratto dell'amico, donna Assunta ricorda anche quello dell'uomo impegnato nella vita e nella società: «Era un gran signore, un politico autentico. Giorgio rimase male quando Alfredo non restò all'opposizione e costituì Democrazia Nazionale: era il 1976 e nelle elezioni del 1978 Democrazia Nazionale non ebbe nemmeno un parlamentare. Giorgio accusò Covelli di essere succube della Dc. Ma poi, grazie all'amicizia che io avevo per lui, anche Giorgio gli rimase amico. Apprezzava il suo rigore intellettuale e morale, la sua sobrietà. Oggi politici come lui non se ne trovano più. Non so se per mancanza d'intelligenza o di organizzazione. So solo che Covelli, come mio marito Giorgio, erano uomini carismatici. Per questo, non mi piace questa legge che preferisce far votare i simboli invece degli uomini. È un danno perché i politici vanno conosciuti e l'unico simbolo in cui si deve credere è la bandiera. Non ci sono più valori. Perfino la Chiesa è considerata lontana dalla vita di tutti i giorni: si preferisce andare casa di un amico e non nella Casa di Dio. Il '68 ha creato un degrado sociale, morale e culturale, soprattutto nei confronti della donna. E anche il globalismo ha peggiorato gli italiani, che portavano la civiltà nel mondo e ora sono diventati falsi e pigri».

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