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dall'inviato Dina D'Isa TORINO L'inaugurazione della ...


Laureato a Yale, figlio trapiantato del Texas, ex alcolizzato e neo convertito, George W. Bush è stato soprattutto un fan del baseball. Per Oliver Stone (tre volte premio Oscar) l'idea che "un fannullone alcolizzato come Bush sia diventato l'uomo più importante del mondo" è una vera ossessione, trasposta in un film satirico, con un cast superbo: da Josh Brolin (W.) a Elisabeth Banks (Laura Bush), Scott Glenn (Donald Rumsfeld), Thandie Newton (Condoleezza Rice), Richard Dreyfuss (Dick Cheney), Jeffrey Wright (Colin Powell) e Ioan Gruffud (Tony Blair).
Mr. Stone, cosa l'ha spinta ad occuparsi di un presidente che fa parte ormai del passato?
«È la storia della mediocrità al potere: fa impressione che un uomo così di basso profilo abbia fatto per ben due volte il presidente del più potente Paese al mondo. La storia di W. e della sua famiglia non credo sia finita qui e comunque in futuro, in Usa, è possibile che torni al potere qualcun'altro come lui, il suo spirito, per esempio potrebbe incarnarsi in Sarah Palin».
Nell'era post-Bush, qual è ora la situazione politico economica degli Usa?
«Il Paese ha votato Obama soprattutto perché la crisi economica, che si è ufficialmente palesata lo scorso 16 settembre, ha fatto crollare la popolarità dei repubblicani. Ma forse pochi ricordano che Obama, quando il crack economico era lontano, si era dichiarato fortemente contro la guerra».
La scena clou del film è tutta nella decisione della guerra in Iraq, dichiarata quando ormai si sapeva che Saddam non aveva armi di distruzione di massa?
«Sì. Ho puntato molto sugli 11 minuti di discorsi politici nella Stanza Ovale, perché W. ha influito sulla storia americana e del mondo più di molti altri presidenti, da Reagan a Nixon. È un pazzo, salito al potere convinto che sia stato Dio in persona a sceglierlo come presidente Usa. È un uomo buffo che non capiva neppure quello che diceva. Spero si comprenda la gravità delle conseguenze delle azioni di un uomo che è stato da sempre sottovalutato, persino in Europa».
Che genere di film ha voluto realizzare?
«Non una commedia, né un documentario, ma una tragedia storica, che avrà una vita lunga, in home video e in tv, in America e in Europa, anche se in Italia le major ne hanno rifiutato la distribuzione perché troppo costosa: la pellicola è costata 30 milioni di dollari e per distribuirlo occorre più di un milione di dollari. Finalmente c'è ora una distributore italiano indipendente che lo prenderà».
Il protagonista, Josh Brolin, potrebbe essere candidato all'Oscar?
«Spero di sì. È un caratterista fantastico e ha ben interpretato la figura di uno stupido, pur non essendolo affatto. L'ho scelto per la sua età, 40 anni, l'età di Bush quando ha cominciato la sua carriera politica, e perché Brolin ha avuto una figura paterna ingombrante».
Lei ha visto "Gomorra" di Matteo Garrone, film che dal 19 dicembre sarà nelle sale Usa e potrà concorrere a tutti gli Oscar. Le è piaciuto?
«È un film molto forte, ma difficile da capire per gli americani, abituati a sceneggiature meno confuse e con meno personaggi. "Gomorra" racconta una grande verità: nel mondo non c'è più punizione né rispetto per le regole internazionali. Bush ha molto contribuito a questa catastrofe e lo vediamo anche dai recenti casi dei pirati in Somalia».

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