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Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Albertone ricordava il ...

Montesano ha nostalgia della Roma «pacioccona» degli Anni '50. La Capitale vista dai romani «doc», come Alberto Sordi, da quelli adottivi, come il regista Alberto Lattuada, dai cittadini più giovani che parlano del presente e non del passato e pensano al futuro. Una panoramica della metropoli attraverso le testimonianze raccolte negli anni da Paolo Boccacci, redattore di Repubblica con una dote in più del semplice cronista: il senso dell'umorismo. E nel suo ultimo libro, «Roma, come eravamo» (che il giornalista ha pubblicato «in proprio» attraverso il sito «Ilmiolibro.it»), questa qualità viene puntualmente a galla. Tra le righe emerge il ritratto di una città in parte scomparsa, in parte desiderata e, comunque, rimpianta. Il «giro» parte dal protagonista di «Un'americano a Roma» e finisce con i «furbetti del quartierino» e con i racconti di Stefano Ricucci e Danilo Coppola.
«Noi romani dobbiamo pensare di aver ricevuto una casa in eredità, una bellissima casa, antica, preziosa, una delle più belle del mondo, ma... se so' rubate tante cose, i muri so' scrostati, pieni de' scritte, le strade sporche», si lamentava Sordi nel maggio del '93. «Quel tranvetto blu che correva verso Ostia Lido dalla stazione della Piramide sapeva di sabbia e di mare. Mamma, che era nata al Testaccio, portava le fettine panate e la pasta dentro un recipiente, una specie di gavetta di metallo - ricordava Enrico Montesano nel 1987 - Era la Roma pacioccona del 1950. Allo stabilimento Battistini noi ragazzini giocavamo a palle di sabbia e raccoglievamo le telline sul bagnasciuga». Un capitolo non poteva non occuparsi del carcere dei romani per eccellenza, Regina Coeli, e del suo cappellano, Vittorio Trani. Chi arriva dietro le sbarre?», chiedeva Boccacci. «Prima di tutto i diseredati. Il carcere è lo specchio della realtà esterna. Da qualche anno cominciano ad entrare gli stranieri, che adesso qui sono più della metà, molti nordafricani, sudamericani e dell'Est - spiegava il religioso che, già nel 1995, denunciava il sovraffollamento carcerario - A Regina Coeli dovrebbero esserci 800 detenuti. Invece prima ce n'erano 1500 e ora, dopo i trasferimenti, circa mille...». Com'è naturale, è una città diversa, quella vista dagli occhi dell'attrice Asia Argento e dell'industriale Luigi Abete, del medico ed ematologo Franco Mandelli e della mondanissima Marina Ripa di Meana. Ma è anche sempre la stessa Roma fatalista, pigra, fraterna e insieme cinica nell'abbracciare lo «straniero». Una città che può davvero sembrare eterna. Ma non lo è. Per questo bisogna trattarla bene, come se fosse la nostra casa.

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